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Carlo Scotti Editoriali

La lunga strada di Renzi inizia adesso

Di Carlo Scotti Foglieni10 dicembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

La vittoria (scontata) di Matteo Renzi alle primarie ci consegna un dato di novità inserito in un quadro politico che di sicuro è lontano da una reale prospettiva di solidità.

Intanto apre la domanda su cosa siano i partiti e quale sia il loro ruolo, a dispetto del dettato costituzionale, e in ogni caso lascia aperto il tema su quali potranno essere gli strumenti e gli equilibri del Pd per il futuro. In maniera singolare, infatti, il Pd ha fatto le primarie “aperte” per la scelta del segretario di partito, che rappresenta una figura interna.

Renzi, che non ha la maggioranza assoluta del partito (alle elezioni riservate agli iscritti aveva ottenuto 46,7 per cento, Cuperlo il 38,4 per cento, Civati il 9,1) è oggi il segretario di un partito indicato e voluto da elettori che lo vogliono come segretario del Pd, ma che non vogliono esseri iscritti al Pd.

Uno scenario che, dicevo, apre una riflessione su cosa debbano essere e quale forma possano assumere i partiti politici in futuro. Ma ne apre anche altre sia sul rischio della deriva populista, che riguarda l’intero Paese, sia sugli effetti di un governo interno del partito democratico, con i suoi riflessi sul governo.

Renzi è infatti il segretario di un partito voluto da chi non milita in quel partito e si troverà di fronte  – dopo l’elezione effettiva, ormai data per scontata, che avverrà nel corso della prima neo eletta assemblea del partito – a due possibilità: muoversi sull’onda del proprio successo populista interno e ignorare l’esistente, facendo a brandelli parti importanti del partito tradizionale che non lo ha mai voluto, oppure tentare di fare il segretario di tutto il Pd inseguendo faticose e spesso impossibili mediazioni.

Nel primo caso a uscirne indebolito (e magari scisso ulteriormente) sarà il partito stesso. Nel secondo, a uscirne logorato sarà Renzi stesso.

Il Pd di oggi, a meno che al nuovo segretario non riesca il miracolo, è infatti tutt’altro che il monolite mostrato all’indomani dell’esito delle urne.

In più c’è il problema del governo. Il Paese è in ginocchio, sull’orlo del collasso economico, cosa di cui forse gli unici a non accorgersi sono proprio gli stessi esponenti dell’esecutivo. Un governo su cui Renzi rivendica la piena responsabilità diretta come partito e rispetto al quale dovrà passare subito dalle parole ai fatti.

La lunga strada di Renzi, dunque, inizia adesso.

Carlo Scotti-Foglieni

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