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Storia

Bergamo scomparsa: dentro le società d’armi

Ecco chi erano i componenti. Vigeva il numero chiuso e l numero chiuso. Duecento i soci, portati a quattrocento nel 1294.

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Bergamo scomparsa: dentro le società d’armi
Guerrieri medioevali

Abbiamo visto nell’incontro precedente la formazione delle “società d’arme” presenti a Bergamo come nelle altre città e documento dell’alto grado di conflittualità che caratterizzava il regime comunale.

Interessante il fatto che vi fosse in vigore il numero chiuso. Duecento i soci, portati a quattrocento nel 1294. Un aspirante poteva quindi entrare a farne parte solo nel caso che un socio morisse o rinunciasse alla propria partecipazione, nel qual caso non era più riammesso.

E la scelta del nuovo socio spettava al Consiglio di Credenza societario, non sappiamo secondo quali criteri. Lo statuto ci dice solo che dovevano essere persone “bonae, sapientes et discretae” ed avere qualche sostanza in modo da non correre il rischio di cadere “in nimia paupertate” e potersi comunque permettere l’acquisto e il mantenimento delle armi necessarie.

Il nuovo socio doveva giurare nelle mani del proprio capitano e procurarsi entro le calende di agosto le armi prescritte, “zupponum, cultellum a galono, lanceam, spatam,colare ferri, panceram…cerveleram,…sive elmum…et unum scutum vel mezatargam pinctum et pinctam ad arma solis”.

Il sole dunque, stemma del Comune, era raffigurato sullo scudo o sulla mezza targa, che era uno scudo di minori dimensioni. L’uno o l’altra dovevano obbligatoriamente far parte del corredo militare di ogni associato. Afferma Maria Franco-Loiri che lo statuto della società è la più antica documentazione scritta dell’uso da tale figurazione a indicare il Comune bergamasco. E nessuno poteva portare armi dipinte con lo stemma del sole in “servizio di alcuno che non fosse il comune di Bergamo”.

Gli associati non dovevano e non potevano uscire armati fuori dalla cinta cittadina e la società non poteva organizzare “andatas” esterne alla città ed al suburbio a meno che fosse in atto una spedizione militare che coinvolgesse sia i militi che i popolari, “tam populares quam milites de Pergamo pro Communi Pergami”.

Durante le battaglie la figura più emblematica era senz’altro quella del gonfaloniere, che doveva portare alto il gonfalone della società. Non per niente si richiedeva che egli fosse anche di corporatura robusta. Per quanto le disposizioni in proposito non siano chiarissime, possiamo affermare che anche sul gonfalone era raffigurato lo stemma del sole.

E in caso di sommosse cittadine egli portava lo stendardo e guidava gli associati là dove il Podestà e gli Anziani del popolo lo richiedevano poichè a loro spettava l’autorità di impartire gli ordini che i consoli societari e i capitani potevano solo trasmettere, fungendo da semplici intermediari.

La “Societas” di Santa Maria Maggiore era una milizia a servizio del Comune quindi, ma di un Comune che fosse garante dei diritti di tutti, “populares” e “milites”, tutelasse e raccordasse quei diversi interessi che tanto spesso si trovavano in conflitto.

Andreina Franco Loiri

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