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Bergamo

Quale futuro per le Banche popolari?

Di Redazione3 dicembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Se lo chiede l'Associazione cittadini dipendenti soci Ubi Banca in una lettera

Quale futuro per le Banche popolari?
Ubi Banca

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questa lettera dell’Asssociazione dei cittadini e dipendenti soci di Ubi Banca, circa il futuro delle banche popolari.

“A seguito degli incontri avvenuti negli scorsi giorni fra gli Amministratori di UBI con i Soci, l’Associazione dei Cittadini e Dipendenti Soci intende ribadire i contenuti dell’intervento tenuto dal nostro Presidente al convegno “Giornata Uilca delle Banche Popolari” del 24/09/2013: la crisi economica e strutturale in cui da tempo versa il paese è uno dei fattori cardini dello stato di recessione del nostro sistema.

A questo, purtroppo, il nostro Governo risponde spesso con soluzioni superficiali, dimostrando di essere sprovvisto di linee programmatiche concrete che possano risanare l’enorme deficit, ormai strutturale, e ridare stabilità economico/sociale al paese. Inoltre, le decisioni che sovente assume non solo si dimostrano inefficaci ma, per giunta, anziché attenuare il senso profondo di incertezza, ampliano maggiormente il disagio sociale.

I dati non lasciano spazio a dubbi: disoccupazione e precarietà hanno raggiunto cifre record e anche il settore creditizio e finanziario risente di questa fase destabilizzante. Quello che però sta accadendo all’interno del mondo bancario si spinge oltre, attraverso il bieco tentativo delle banche di riversare sui dipendenti e sulla comunità il peso dei bilanci negativi, degli andamenti economici complessivi e degli errori gestionali. Siamo infatti convinti che l’efficientamento delle strutture aziendali si possano ottenere anche realizzando la crescita e la tutela del patrimonio umano, sotto ogni aspetto, garantendo altresì il sistematico sostegno al territorio di riferimento.

All’interno di questo contesto, per parte nostra, continuiamo ad affrontare il tema delle Banche popolari e del ruolo che dovrebbe contraddistinguerle, constatando, con rammarico, che le politiche realizzate dalle stesse sono ben lontane dalle specificità e dai valori che devono necessariamente appartenere a questo modello di fare banca. Insufficienti gli interventi a favore dei territori e delle esigenze delle PMI o del cittadino mentre, paradossalmente, da ciò che apprendiamo anche attraverso i media, sembrano molte le energie profuse per tutte le necessità legate alle Governance.

Il futuro delle Banche popolari è legato al recupero di quei princìpi cooperativistici che le sono propri e che si concretizzano nell’affermazione, l’approfondimento e lo sviluppo di quei significati improntati sulla mutualità, in un contesto di condivisione culturale ed economica. Da questo ne consegue il forte legame con il territorio fisico ove è insediato il gruppo sociale di riferimento, che può certo crescere e strutturarsi geograficamente, anche notevolmente, ma conservando funzionalmente e istituzionalmente la struttura popolare.

Lo scenario che, al contrario, abbiamo di fronte mostra delle Governance che sembrano aver sensibilmente dimenticato o abbandonato l’identità originaria del concetto popolare, per sostituirla con un altro modello ibrido che ha completamente stravolto e deviato la tradizionale fisionomia, tradendo in questo modo la sua stessa natura e l’utilità che ricopre per mezzo del suo ruolo sociale, facendola così diventare banalmente uno strumento capitalistico. Capitale che deve sì essere funzionale per la crescita sociale e strumentale per l’uomo, ma non un mezzo tendente a soddisfare, tempo per tempo, i gruppi di interesse affini.

Non neghiamo che l’evoluzione avvenuta nel tempo e le nuove esigenze del mercato, che mettono in primo piano la competitività rispetto alla qualità, possano aver in parte inficiato la storicità tradizionale del concetto cooperativistico. Comprendiamo anche che la specificità bancaria debba innovarsi con appropriati strumenti operativi, utilizzando anche nuove tecniche esecutive e diversificate campagne promozionali all’insegna dell’«inclusività» e al passo con i cambiamenti in corso nella società, ma non transigiamo sui fini e sugli scopi sociali solidaristici del modello cooperativo”.

Consiglio direttivo
Associazione cittadini e dipendenti soci
Ubi Banca

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