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Giacomo Stucchi

Non è più tempo di ciurlare nel manico

Di Giacomo Stucchi29 novembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Non è più tempo di ciurlare nel manico
Enrico Letta e Angelino Alfano

Dopo la fine delle “larghe intese”, con il passaggio di Forza Italia all’opposizione, per il governo Letta spingere l’acceleratore su un’efficace azione di governo diventa una strada obbligata.

A fare da camera di compensazione tra Palazzo Chigi e un rapido precipitare del quadro politico, infatti, non ci sono più le intemerate di Brunetta e di certo, per la prima volta in sette mesi, Letta non ha più attenuanti alla manchevolezza del suo operato. Premier e governo sono fortemente deficitari tanto sul fronte della riduzione della pressione fiscale quanto su quello degli incentivi alla crescita, e quindi all’occupazione.

Ma è sulle riforme, rimaste al palo come già avvenne con il governo Monti, che si registra il fallimento totale. Se solo avesse introdotto subito i costi standard, e non solo nella sanità, forse oggi avremmo potuto scrivere a bilancio dei numeri più consolidati rispetto a quelli, da terno al lotto, che oggi giorno il ministro Saccomanni ci dispensa.

Del resto, il primo a ricordare a Letta lo stato dell’arte è il suo compagno di partito, Matteo Renzi. Il quale, lo sappiamo, non ha nulla da guadagnare da una lunga vita dell’attuale governo ma al contempo non può buttarlo giù come nulla fosse. E allora?

Probabilmente questo strano e, sino ad oggi, inefficace governo, nato sull’equivoco di una pseudo pacificazione che in realtà non è mai cominciata, potrebbe durare ancora. Quanto, e cioè se qualche mese o più di un anno, dipenderà soprattutto dai rapporti, tra le componenti politiche che già non si annunciano facili. Di certo però non è più tempo né di dilazioni, né di ciurlare nel manico e, in tal senso, non è un caso se il Cdm, dopo mesi di melina, ha provveduto a tamburo battente a cancellare definitivamente la seconda rata dell’Imu sulla prima casa.

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