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Storia

Bergamo scomparsa: le società d’armi

Il loro compito era di evitare disordini e difendere la città. Ce n'era una per ogni porta

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Bergamo scomparsa: le società d’armi
L'ingresso della basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo

Abbiamo visto come negli scontri del 1206 presso la porta di Santa Maria Maggiore fosse presente una “cumpania nova”, chiamata in soccorso del podestà. Il silenzio dei documenti non ci permette di individuare meglio tale soggetto, ma possiamo pensare che si tratti di una delle società d’armi che andavano formandosi all’epoca anche in altre realtà urbane. Il termine “nova” non lascia dubbi sull’esistenza di analoghe “cumpanie” precedenti.

A Bergamo risultavano presenti nel XIII secolo una società d’armi di San Salvatore con sede nell’omonima chiesa poco lontana dal centro urbano e una società d’armi di Santa Maria citata in un documento del 1248, con cui si disponeva che un “anziano” di questa società fosse membro di diritto del consiglio di Credenza cittadino.

A partire dal 1289 era attiva una “Società d’armi di Santa Maria Maggiore”, probabilmente sorta dall’evoluzione della precedente, ma particolarmente interessante poiché ne possediamo lo statuto che è stato attentamente indagato nella tesi di laurea di Maria Franco-Loiri.

La struttura interna annoverava, come tutti i consigli dell’epoca, consoli e Credenza, eletti però con particolari modalità atte ad assicurare la continuità dell’orientamento politico. La Credenza uscente eleggeva consoli e gonfaloniere e questi eleggevano a loro volta la nuova Credenza. La società aveva funzioni essenzialmente militari ed era organizzata sulle ripartizioni topografiche urbane.

Sappiamo che Bergamo era nell’Alto Medioevo suddivisa nelle quattro porte di Sant’Alessandro, di San Lorenzo, di Sant’Andrea e di Santo Stefano indicative non solo degli accessi alla città, ma anche delle relative circoscrizioni all’interno e all’esterno delle mura. Esse erano state sostituite, ma non cancellate dalle vicinie. I consoli della società d’armi erano quattro, uno per ogni porta. I credendari quaranta, otto per ogni porta e otto “generales”. I consoli demandavano parte del loro potere esecutivo ai capitani, due per ogni porta. Il primo aveva il comando dei soci residenti entro le mura, l’altro di quelli abitanti nei borghi.

Compito del capitano era quello di radunare gli uomini della Società. In caso di disordini questi dovevano presentarsi armati presso la sua abitazione e sotto la sua guida recarsi là dove il podestà o gli anziani del popolo avessero richiesto il loro intervento. Il capitano doveva possedere un “penellum” – in dialetto è ancora rimasta la forma “penel” nel significato di insegna – su cui era dipinta l’arma della propria porta, nonché uno stoppino e una lanterna in previsione di spedizioni notturne.

Vedremo nella prossima puntata quali erano i doveri dei soci e le modalità della loro ammissione.

Andreina Franco Loiri

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