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Bergamo

Fusione Credito Bergamasco: sindacati preoccupati

Di Redazione28 novembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Fusione Credito Bergamasco: sindacati preoccupati
La sede del Credito Bergamasco

BERGAMO — “Nella tarda mattinata di ieri abbiamo saputo che ci sarebbero state convocazioni di dirigenti a Bergamo per le ore serali, ma non sapevamo (e a questo punto possiamo dire che non ci immaginavamo nemmeno) quale sarebbe stata la comunicazione che li attendeva”. Lo sostiene Alessandra Orlando, coordinatrice di gruppo per la Fisac-Cgil nel Credito Bergamasco, ricostruisce il giorno dell’annuncio choc sulla fusione per incorporazione dello storico istituto di credito nel Banco Popolare.

Per la sindacalista si è trattato di una operazione “che davvero non ci aspettavamo. Da tempo, potremmo quasi dire da anni, si rincorrevano voci di un’ipotetica vendita, ma la fusione per incorporazione non era un’ipotesi presa in discussione, almeno dalle indiscrezioni”.

Quali saranno le ripercussioni per i lavoratori del Credito Bergamasco, che in tutt’Italia sono circa 2mila in 239 filiali? “Questi lavoratori, rispetto a quelli di Banco Popolare si vedono applicare condizioni diverse per un differente contratto integrativo. Quando saranno conclusi gli iter di fusione previsti per il mese di aprile, occorrerà mettere le due situazioni contrattuali a confronto. Quella sarà la fase anche dei confronti negoziali tra noi e l’istituto di credito, per verificare le ricadute dell’operazione sui dipendenti”.

“Certo – prosegue Orlando – questa mattina mi trovavo in una filiale del Credito Bergamasco e posso dire che i colleghi non sono contenti: questa banca è sempre stata una delle migliori dal punto di vista reddituale e finire incorporata all’interno di una grande azienda, in una periodo di crisi, in un settore dove i guai di bilancio sono frequenti, mette apprensione. Già ora il Banco Popolare è azionista di maggioranza del Credito Bergamasco, per quote che si aggirano attorno all’80 per cento. Ma il gruppo ha sempre preferito tenere questa realtà autonoma e staccata dal resto, con un suo bilancio indipendente: ora la scelta di procedere all’incorporazione è strategica, una maniera per rafforzare il Banco Popolare a livello patrimoniale. Le fusioni non sono finite, si sa, e alla fine il gruppo del Banco Popolare sarà costituito da un’unica banca con diverse aziende che vi graviteranno intorno”.

C’è il rischio di tagli o chiusure di sportelli? “Per quanto ne sappiamo fino ad ora dovrebbe continuare come previsto il Piano di riorganizzazione annunciato nei mesi estivi” risponde, concludendo, Alessandra Orlando.

“Ci sarà qualche chiusura, si assisterà a qualche spostamento, assisteremo a razionalizzazioni di cui già eravamo stati messi a conoscenza nei mesi scorsi. Su di esse la fusione non dovrebbe influire né dovrebbe portare a sovrapposizione di sportelli. Certo a Bergamo la notizia di ieri sera è di quelle che lasciano la botta, dalla quale non sarà facile riprendersi” conclude la sindacalista.

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