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Storia

Bergamo scomparsa: l’affermazione del popolo

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Bergamo scomparsa: l’affermazione del popolo
Le case dei Rivola in via Donizetti, a Bergamo Alta

Abbiamo già più volte citato il conflitto sanguinoso che nell’agosto 1206 vide da una parte i Suardi in armi sulla porta di Santa Maria Maggiore determinati ad impedire al popolo l’accesso alla chiesa per tenervi l’arengo, dall’altra il podestà, i Rivola, la vicinia di San Pancrazio risoluti a difendere i diritti della cittadinanza con l’aiuto di una “cumpania nova”.

Lo scontro, estesosi poi all’intera città, si veniva a configurare non più come una delle solite contese che da secoli opponevano l’una all’altra le grandi casate. Il vero conflitto era in atto tra il ceto dirigente nobiliare e la parte più attiva della popolazione che mirava ad una più ampia partecipazione al potere. Ne erano del tutto consapevoli gli stessi protagonisti come dimostra la già citata pergamena Mantovani.

La parte popolare, denominata spregiativamente “Cuminella” si appoggiava alla fazione dei Rivola, ma non si confondeva con essa. Le vicinie e i paratici erano gli elementi portanti cui affidava la propria rappresentatività.

Nel ventennio successivo furono elaborati i principi organizzativi di una “Società del popolo”. Sorta come associazione volontaria, raccolse via via le adesioni di tutte le vicinie e di tutte le corporazioni. L’assenza di preclusioni di ceto sociale o di appartenenza politica favoriva la sua espansione. Sul modello comunale affidava il proprio potere esecutivo a consoli del popolo detti “guide o “wuide” controllati da una credenza del popolo e affiancati da canevari e notai.

Le cariche non potevano essere rifiutate. I consociati erano legati ad un giuramento, la cui clausola principale era quella di impedire qualsiasi “guerra nova”, qualsiasi tentativo eversivo nei confronti dell’ordine costituito, da chiunque fosse organizzato.

Lungi dal proporsi come organo contrapposto al Comune, come succedeva in altre città, ad esempio la vicina Milano, la “Società del popolo” bergamasca chiedeva la propria istituzionalizzazione in seno al Comune stesso. Ma soprattutto chiedeva come condizione imprescindibile la partecipazione di un numero fisso di rappresentanti di ogni paratico, di ogni vicinia al consiglio di Credenza comunale.

Le trattative con il Comune furono lunghe e complesse. La richiesta di una rappresentanza negli organi di governo venne probabilmente barattata con una limitazione dell’autonomia delle vicinie e dei paratici. Forse proprio nella difficoltà di tali trattative è da riconoscersi la causa del “turpissimum bellum civile” del 1226 che nel giro di tre anni portò la città ad una vera e propria paralisi della vita pubblica.

Ma il 14 febbraio 1230 su proposta del podestà e convalida del consiglio di Credenza e dell’assemblea generale del Comune il giuramento della “Società del popolo” diventava statuto comunale con efficacia generale a tutti gli effetti.

Oltre ai rappresentanti delle vicinie e delle corporazioni, vennero designati dodici “anziani del popolo” con funzioni di iniziativa legislativa e di controllo sull’operato del podestà.

Il Comune, dunque, aveva maturato una vera e propria modifica in senso popolare del proprio assetto costituzionale, conservando tuttavia i propri caratteri originari.

Andreina Franco Loiri

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