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Piccole imprese: altri 8400 posti persi in Bergamasca

Di Redazione14 novembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

I dati resi noti dalla Cgil parlano di contratti di lavoro a tempo indeterminato

Piccole imprese: altri 8400 posti persi in Bergamasca
Alla ricerca di un posto di lavoro

BERGAMO — Con i 194 licenziamenti validati questa mattina dalla Sottocommissione ammortizzatori sociali della Provincia, la quota dei lavoratori licenziati da aziende con più di 15 dipendenti a Bergamo e nel suo territorio provinciale a partire da gennaio sale a 3.363.

Si tratta di 1.098 in più (pari al +48.48 per cento) rispetto allo stesso arco di tempo del 2012, quando i lavoratori licenziati in aziende delle medesime dimensioni erano stati 2.265.

Nella seduta di oggi sono state comunicate anche le cifre relative ai rapporti di lavoro chiusi nelle aziende con organico fino a 15 dipendenti, che dall’inizio dell’anno sono stati 5.124.

Facendo la somma, complessivamente, da gennaio ad oggi si registra, dunque, la perdita di 8.487 posti di lavoro a tempo indeterminato (dato sostanzialmente immutato, visto che nel 2012 erano stati 8.426).

“Il comparto più rappresentato nelle liste validate oggi (relative a aziende con più di 15 dipendenti) è quello meccanico (55), seguono quello del tessile (41) e dei laterizi-lapidei-cemento (23)” ha detto Fulvio Bolis, responsabile mercato del lavoro per la segreteria provinciale della Cgil, presente oggi alla seduta della Sottocommissione.

“Ci è stato comunicato anche il dato relativo ai licenziamenti nelle imprese fino a 15 dipendenti: dall’inizio dell’anno ad oggi i licenziamenti di lavoratori a tempo indeterminato risultano 5.124, diminuiti di 1.037, cioè -16.83 per cento, rispetto allo stesso periodo del 2012 quando i licenziamenti furono 6.161. Si registra, dunque, un aumento dei licenziamenti in aziende medio-grandi, mentre per quelle più piccole, con organici fino ai 15 lavoratori, si segnala una diminuzione: uno dei motivi di questa tendenza è che in molte aziende medio-grandi si è già esaurita la possibilità di ricorso agli ammortizzatori sociali (in costanza di rapporto di lavoro) e, dunque, non rimangono che il licenziamento e la mobilità”.

“Molte realtà più piccole e meno strutturate, invece, hanno già chiuso: chi doveva licenziare per cessata attività lo ha già fatto ampiamente in questi anni. Da tempo chiediamo di fermare questa emorragia di posti di lavoro e di trovare gli strumenti e le modalità per ricollocare chi è senza occupazione. Si parta dalla redistribuzione del lavoro, cioè dal contratto di solidarietà o dall’uso del part time, e si abbia il coraggio di investire e di concretizzare idee nuove che diano occupazione”.

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