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Bergamo

Petralia: altro che inglese, non sappiamo l’italiano

Di Redazione13 novembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Lo ha spiegato il provveditore di Milano a un convegno su "formazione e impresa" organizzato dall'Aerec di Bergamo

Petralia: altro che inglese, non sappiamo l’italiano
Un momento del convegno di Bergamo (foto courtesy Carmelo Poidomani)

BERGAMO — “Gli italiani non solo non conoscono l’inglese, ma non sanno neanche l’italiano”. E’ tutt’altro che una battuta quella pronunciata dal dirigente scolastico territoriale di Milano Giuseppe Petralia al convegno “Crisi d’impresa e modalità di risoluzione: la formazione come risorsa” organizzato dall’Aerec (l’Accademia europea per le relazioni ecomomiche e culturali), che si è tenuto lunedì sera a Bergamo.

Le osservazioni del provveditore sulla scarsa dimestichezza degli italiani con le lingue, finanche la propria, è frutto di un rapporto giunto sul tavolo del ministero dell’Istruzione e non ancora reso noto. Studio che confermerebbe in pieno gli ostacoli linguistici che da sempre penalizzano i connazionali e di conseguenza le imprese che lavorano con l’estero. Ostacoli tutt’altro che rimossi.

Ciò basterebbe a inficiare il processo d’internazionalizzazione delle imprese. Se non fosse per il “genio italiano”, vero quid del paese, hanno rilevato i relatori del convegno. “Il linguaggio digitale, e non solo, è indispensabile alla formazione dei nuovi lavoratori” ha spiegato nel suo intervento Giuseppe Paolone, docente di Economia aziendale all’Università di Pescara. “Ma noi fatalmente non sappiamo comunicare”.

Il saluto introduttivo di Luigi Stracuzzi, vicepresidente Aerec Bergamo

Il saluto introduttivo di Luigi Stracuzzi, vicepresidente Aerec Bergamo

Davanti alla platea della sala giunta di Confindustria gremita in ogni ordine di posto, sono state snocciolate le caratteristiche che dovrebbe avere un sistema formativo per essere davvero efficace: “Serve un sistema duale, fra scuola e imprese – ha affermato Petralia – ma ognuno deve fare la sua parte. Il valore che il nostro paese deve esprimere è la cultura. Prima di manager servono persone colte e formate, una classe dirigente competente, perché questo può fare la differenza sulla ripresa economica dell’Italia”.

“Le ricette messe in campo dagli altri paesi, come la youth garantee svedese, valgono solo per quei paesi. Da noi drenerebbero troppo denaro pubblico. Meglio il metodo del long term learning che consente di avere risorse costantemente formate” ha spiegato Paolone.

L'intervento introduttivo di Silvano De Rui, presidente Aerec Bergamo

L’intervento di Silvano De Rui, presidente Aerec Bergamo (foto courtesy Carmelo Poidomani)

L’incontro, sotto forma di intervista ai relatori condotta dal direttore di Bergamosera Wainer Preda, era stato introdotto dai saluti di Luigi Stracuzzi (vicepresidente del distretto Aerec di Bergamo), Silvano De Rui (presidente), Stefano Rossi (dottore di ricerca in Managment e Business administration) e dal presidente nazionale di Aerec Ernesto Carpintineri che ha parlato del valore dell’emozione in ogni aspetto della vita, imprenditoriale compreso.

Fra il pubblico, sedeva in prima fila il vicepresidente di Confindustria Bergamo Gianluigi Viscardi. E’ toccato al presidente di Confprofessioni Lombardia Carlo Scotti Foglieni analizzare le differenze fra il capitalismo imprenditoriale italiano, di stampo familiare, e quello più manageriale professato per esempio nel mondo anglosassone. “Il capitalismo familiare non impedisce di per sé la formazione di una classe manageriale vera – ha detto Scotti -. Ma non dimentichiamo che sono i tanto osannati manager finanziari americani i primi colpevoli della crisi in atto”.

“Il nostro vero problema è quello di una classe dirigente e politica non all’altezza – ha aggiunto Petralia – incapace di portare il paese fuori dalle secche e organizzata per lobbies di potere che non consentono alcuna riforma”.

Nel suo intervento il presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo Ermanno Baldassarre ha sottolineato che la crisi in atto sta avendo risvolti molto preoccupanti anche per gli studi professionali, costretti per la prima volta a ricorrere alla cassa integrazione in deroga. “La formazione e l’informatizzazione del sistema giuridico e dei tribunali poi è la strada giusta, ma arriva con 20 anni di ritardo”.

Secondo Baldasarre “questa crisi ha fatto saltare tutti i valori di riferimento, nell’ambito dell’etica del diritto, nell’etica dello Stato, in quella delle imprese e del lavoro”.

Il mercato del lavoro sta cambiando in tempi radidissimi, ma gli strumenti a disposizione delle imprese e del Paese paiono del tutto obsoleti. Un fardello pesantissimo di burocrazia e lungaggini che l’Italia non si può più permettere. Per questo la formazione di nuove professionalità, l’aggiornamento di quelle già esistenti, l’introduzione di nuovi metodi di accrescimento delle competenze non possono più essere procrastinati.

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