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Storia

Bergamo scomparsa: l’arrivo del Barbarossa

Nella nuova puntata della nostra rubrica, Andreina Franco Loiri ci portà alla scoperta del periodo di Federico I, in Bergamasca

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Bergamo scomparsa: l’arrivo del Barbarossa
Federico I detto il Barbarossa

All’inizio del XII secolo le istituzioni comunali erano ormai consolidate in gran parte delle città dell’Italia centro settentrionale, nelle quali però il vescovo continuava ad essere il legittimo titolare dell’autorità per investitura imperiale o papale. Una situazione di estrema indeterminatezza sotto l’aspetto giurisdizionale. Gli imperatori tedeschi, troppo impegnati nelle lotte di successione, non avevano compiuto azioni efficaci di repressione o di regolarizzazione del fenomeno. Ma il conflitto fra due ordinamenti giuridici opposti, quello feudale imperiale e quello autonomistico del Comune, era inevitabile.

Fu Federico I, detto il Barbarossa, il protagonista dello scontro con le nuove istituzioni. Mosso dall’aspirazione di restaurare l’autorità dell’impero su tutta la cristianità, nonché di riaffermare la supremazia sul Papato per il potere civile universale, scese in Italia una prima volta nel 1154. Glielo chiedevano i Comuni di Lodi, Pavia e Como contro lo strapotere di Milano.

Nelle due diete di Roncaglia avocò a sè tutti i diritti regi (regalie), la riscossione delle tasse, il conio delle monete, la possibilità di costruire fortificazioni, di dichiarare guerre, di stipulare paci e alleanze. Sostituì i consoli con podestà di sua scelta. Distrusse le città che non accettavano la sua autorità, Asti, Chieri e Tortona.

E Bergamo? Bergamo aveva una lunga tradizione filo imperiale, avendo il vescovo ricevuto investitura dall’imperatore. E il Comune aveva necessità del suo aiuto, stretto com’era tra la schiacciante potenza milanese che tendeva ad espandersi e l’aggressiva Brescia. Proprio dall’esercito bresciano era stata inflitta ai bergamaschi la sanguinosa sconfitta delle Grumore di cui abbiamo già detto in una puntata precedente e i bergamaschi avevano chiesto l’aiuto dell’imperatore.

Bergamo dunque militò sotto le insegne del Barbarossa, ottenne previlegi imperiali, riacquistò con la forza i castelli che le erano stati sottratti dai bresciani. Accolse il podestà tedesco e partecipò probabilmente anche all’assedio di Milano che con altre città si era rifiutata di accettare i funzionari imperiali. Dopo un anno Milano fu in gran parte distrutta, Crema, Brescia e Piacenza videro cadere le loro fortificazioni.

Ma “cedendo all’impetuoso sentimento che aveva commosso tutta la Lombardia” secondo il Belotti o comunque seguendo il nuovo clima politico, nel 1165 Bergamo si univa alla Lega lombarda contro l’impero. Sicuramente non fu estraneo al cambiamento di campo il pessimo comportamento del podestà tedesco Markward di Grumbach, che aveva depredato in ogni modo la città.

L’esercito bergamasco soccorse i milanesi nella ricostruzione della loro città e nel 1176 partecipò alla battaglia di Legnano in cui il Barbarossa subì la definitiva sconfitta. Un rilievo conservato presso le raccolte civiche del castello Sforzesco di Milano mostra una fila di militi che avanzano al seguito di un frate.

Secondo recenti interpretazioni sono i milanesi che tornano nella città ricostruita recando lo scudo con l’insegna della propria vicinia. A giudizio del Belotti sono i rappresentanti delle città della lega lombarda e il secondo milite mostra l’insegna bergamasca del sole.

Nel 1183 con la pace di Costanza, i Comuni, pur dichiarandosi formalmente vassalli dell’imperatore, ottenevano di fatto il riconoscimento di tutte le prerogative del proprio autogoverno. Essi diventavano anche giuridicamente una realtà.

Sembra accertato che il Barbarossa non fu mai a Bergamo, anche se entrò nel territorio. Del tutto leggendario un suo tentativo di profanare la tomba di Sant’Alessandro, raffigurato da diversi pittori tra cui Carlo Ceresa, Enea Salmeggia e Federico Ferrario.

Andreina Franco Loiri

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