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Carlo Scotti

Per una pace (sociale) perpetua

Di Carlo Scotti Foglieni30 ottobre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Immanuel Kant nel suo lavoro del 1795 in cui propone una ipotesi di trattato per la pace perpetua scrive all’articolo tre che “il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni della ospitalità universale”.

Scrive cioè che uno straniero non deve essere “trattato ostilmente quando arriva sul suolo di un altro” purché “stia pacificamente al suo posto”.

Aggiunge poi che “non è un diritto di essere ospitato ciò che dà luogo a questa pretesa, ma un diritto di visita”. E gli ospiti non gridano, non pretendono, non distruggono, altrimenti vengono cortesemente invitati ad uscire da casa nostra e a tornare a casa loro.

Mi rendo conto di stare affermando qualcosa che è ben chiaro alla stragrande maggioranza degli italiani, ma di cui sembra essersi dimenticato il nostro governo. Che ha la pretesa, anche attraverso le indigeribili esternazioni del suo ministro di origine congolese di farci fare delle scelte che non sentiamo nostre e non ci appartengono. Un governo dimentico persino del contenuto del primo articolo della Costituzione che dice che “la sovranità appartiene al popolo…”

Io non credo che gli italiani abbiano bisogno di indigeribili lezioni fatte da impresentabili insegnanti.

Non credo che i nostri pensionati, disoccupati, studenti senza prospettiva, imprenditori in crisi, casalinghe preoccupate, abbiano bisogno di lezioni di morale da chi le fa dal caldo delle sue auto blu con scorta.

Non è egoismo o mancanza di solidarietà, solo buonsenso, elemento che a Palazzo Chigi ci sembra sempre più scarso.

Carlo Scotti-Foglieni

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