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Bergamo

Cittadinanza facile: la risposta della Cgil

Di Redazione29 ottobre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Orazio Amboni, del dipartimento immigrazione, replica alla denuncia della Lega Nord

Cittadinanza facile: la risposta della Cgil
Un immigrato con la bandiera della Cgil

BERGAMO — “Belotti si informi meglio prima di scrivere”. Così Orazio Amboni, responsabile del dipartimento immigrazione delle Cgil, risponde ai rilievi del segretario provinciale della Lega Nord di Bergamo, circa la cittadinanza “facile” concessa a un numero crescente di immigrati.

“Le cittadinanze rilasciate a stranieri negli ultimi sei mesi – come si legge nella nota scritta dalla Lega Nord – sono relative a persone presenti in Italia da più di dieci anni”, precisa Amboni.

“Infatti, per richiedere la cittadinanza italiana si deve essere residenti, in modo continuativo, da almeno dieci anni. Se poi si pensa che, a Bergamo, ci vogliono almeno cinque anni di attesa (contro i due previsti dalla normativa) per ottenere la cittadinanza, è facile comprendere come l’abolizione del colloquio (avvenuta con circolare del 5 aprile 2013) non c’entri proprio nulla con l’aumento del numero di cittadinanze rilasciate”.

“Le concessioni di cittadinanza, di cui si lamenta il segretario della Lega Nord di Bergamo, sono da mettere in relazione ai successivi provvedimenti di sanatoria avvenuti negli anni, quando al governo c’era il suo partito e al ministero dell’Interno l’attuale segretario del suo partito” attacca Amboni.

“Su una cosa, però, Daniele Belotti ha ragione: il personale della Questura (e, aggiungo, anche della Prefettura) è assolutamente insufficiente: siamo la quinta provincia d’Italia per immigrazione, ma il personale che dovrebbe evadere le pratiche è pochissimo e, spesso, precario, con contratto rinnovato anno per anno. Ciò costringe i migranti a lunghe attese, a chilometriche code, anche se negli anni si è fatto molto per ridurre i disagi, decentrando ai Comuni e ai Patronati una parte delle pratiche”.

“Circa il colloquio, va precisato che è stato abolito perché si è dimostrato uno strumento inefficace per valutare il grado di integrazione. Molto meglio – come Questura e Carabinieri hanno fatto per anni senza aspettare le parole della Lega Nord – verificare sul territorio il grado di integrazione: la frequenza dei figli a scuola, il legame col proprio quartiere e il rispetto concreto di regole di convivenza, l’inserimento lavorativo, la partecipazione ad associazioni sportive o di solidarietà. Criteri che se applicati ai nostri concittadini, potrebbero riservarci qualche sorpresa”.

“La Lega Nord andrebbe informata anche del fatto che sono molte centinaia (negli anni, migliaia) i migranti che di sera, dopo il lavoro, si recano nei centri di educazione degli adulti o presso le associazioni del volontariato, per frequentare corsi di alfabetizzazioni in lingua italiana: non hanno aspettato l’obbligo del test introdotto nel 2011 (a proposito, la Lega Nord è informata del fatto che tutti i nuovi richiedenti del Permesso di soggiorno di lunga durata devono sostenere non un colloquio generico ma un vero e proprio esame?)”.

“Del tutto fuori luogo è poi il richiamo ai costi economici: è bene che la Lega Nord sappia che una famiglia media di quattro persone, due genitori e due figli, paga in media quasi 500 euro all’anno per il permesso di soggiorno (di durata annuale, visto che la stragrande maggioranza dei contratti di lavoro è a tempo determinato o interinale)” conclude il sindacalista.

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