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Carlo Scotti

Libera nos a malo

Di Carlo Scotti Foglieni28 ottobre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Il dato più inquietante di questa pesante situazione di crisi è il costante scollamento tra la classe politica romana e la gente. Quello che si è già in parte realizzato, e continua ad avanzare con incedere deciso, è l’evidente distanza tra governo e  parlamento e sentire comune.

Un parlamento matenuto sotto ricatto “economico” da parte del premier, un Presidente della Repubblica che si è dimenticato della Costituzione e agisce come se fosse in Francia e non in Italia e un governo Letta che non si capisce bene in quale Stato pensi di essere, di sicuro non in Italia, e che ci ammannisce giochi delle tre carte di politica economica e proclami a cui ormai crede solo lui, mentre sta in ginocchio sui ceci a guardare la corazzata Admiral Graf Spee tedesca.

Non ci interessa qui il tema del “Quarto Reich” di fronte al quale il nostro presidente del consiglio passa il tempo in ginocchio, quanto quello del rischio di una crisi sostanziale del rapporto tra legislatore e cittadini. Crisi già in atto, che condurrebbe alla legittimazione sostanziale della disobbedienza civile e alla distruzione dell’autorità dello Stato.

Dico che sta già accadendo perché il nostro governo oggi agisce e legifera fondando la propria legittimazione sul solo fatto di essere composto da eletti e con l’idea, per questo stesso fatto, di non dover rendere conto a nessuno del proprio operato.

E’ un governo che non ascolta. La società continua a ripetere le stesse cose: fine dei privilegi, basta pensioni d’oro, via le auto blu, tagliamo la spesa pubblica, vogliamo meno burocrazia, vogliamo una giustizia che funzioni, basta con l’immigrazione sfrenata e incontrollata, investiamo sul lavoro, e via discorrendo.

Sono cose che sappiamo bene tutti visto che, noi, ne parliamo tutti i giorni, ma il governo non ascolta. Quello che succede quando chi fa le leggi non ascolta la società è semplice: le leggi si scollano dalla morale sociale generale.

La gente non le vuole più applicare perché non le sente sue, non le appartengono. Le leggi diventano solo l’esercizio di un potere, che in quanto potere per il potere e potere per autoconservazione di una casta ripugnano ancora di più. Il potere finisce dunque per fare quello che gli riesce meglio: trasformarsi in arbitrio e vessazione.

Non importa se la gente non arriva a fine mese, se le tasse fanno fallire le aziende. Il potere per attuare le proprie leggi usa se stesso, il potere appunto e siccome il cittadino subisce delle leggi che sente ingiuste lo schiaccia.

La morale sociale invece va altrimenti rispetto ad un potere che sente lontano e a delle leggi che non vuole e non capisce.

Per citare un esempio: il tema dei sacrifici è spinoso non perché il popolo abbia paura dei sacrifici, li conosce sicuramente meglio di Letta. Ma perché il popolo dice “facciamo i sacrifici necessari”, mentre il governo replica “fate i sacrifici che vogliamo noi”.

Proseguendo su questa linea, popolo e legge si separano, nasce la disobbedienza civile sentita come giusta difesa rispetto a leggi ingiuste e lo Stato si spezza.

Carlo Scotti-Foglieni

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