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Storia

Bergamo scomparsa: l’Aula della Curia

Nella 43esimo puntata della nostra rubrica, andiamo alla scoperta del luogo in cui si tenevano le udienze vescovili

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Bergamo scomparsa: l’Aula della Curia
L'Aula della Curia vescovile di Bergamo

Abbiamo già visto in una puntata precedente come la fronte occidentale di Santa Maria Maggiore risulti contigua all’Aula della Curia, oggi ingresso del Palazzo Episcopale. Una breve scalinata a fianco dell’attuale Cappella Colleoni conduce al vasto locale a pianta quadrangolare diviso in due parti da una grande arcata. Era la “camera nova alta episcopatus” come risulta da un documento del 1225.

La citazione “alta” non era casuale. L’ambiente originario aveva infatti un piano di calpestio molto più basso dell’attuale e , secondo i più recenti rilievi, si sviluppava in altezza per metri 9,40. Si ipotizza che fosse decorato interamente con un finto velario affrescato, di cui un frammento sulla parete nord mostra il particolare dei ganci di sospensione. In epoca successiva la sala fu divisa orizzontalmente da un piano in legno probabilmente all’altezza dell’attuale pavimentazione. Oggi l’ambiente inferiore, che abbiamo potuto fotografare grazie alla cortese collaborazione di Don Bruno Caccia, è adibito a box e magazzino. Fu con ogni probabilità la primitiva sala delle udienze vescovili.

La bifora della parete est, allora aperta, dava luce al Battistero nella navata centrale della chiesa. Un passaggio, oggi nascosto da un arazzo,metteva in comunicazione i due edifici. Risulta errata qualsiasi ipotesi di un originario progetto di facciata sulla fronte ovest della Basilica. L’Aula fu edificata contestualmente alla chiesa unendo in una struttura architettonica senza soluzione di continuità Episcopio e Basilica. L’imponente arcata interna appare come un ponte che unisce i due edifici.

Gli affreschi attuali che, come sottolinea la studiosa Buonincontri, difficilmente potevano presupporre una visione dal basso tanto distante, dovettero necessariamente essere realizzati dopo la divisione in altezza dell’Aula.

Gli studi di Fabio Scirea e Francesca Bonincontri concordano nell’attribuirne la committenza al vescovo Giovanni da Scanzo, individuabile probabilmente nella figura di vescovo orante raffigurata sulla parete ovest in alto nei pressi dell’ingresso dell’Episcopio. Alcune lettere di una iscrizione purtroppo parzialmente illeggibile ne confermerebbero l’identità.

Giovanni da Scanzo resse la Diocesi dal 1296 al 1309. Vedremo in un prossimo incontro come nel 1296 nel corso di una battaglia furibonda tra Suardi e Colleoni, in quel momento nemici, fosse stato fortemente danneggiato anche l’Episcopio, tanto che il neoeletto Vescovo fu costretto a rifugiarsi nelle case dei Rivola nella vicinia di San Michele al pozzo bianco. Probabilmente nella successiva opera di ristrutturazione , si pose mano alla costruzione del piano intermedio e alla realizzazione degli affreschi.

La bifora della parete est, tamponata in quella circostanza, accolse le figure dei santi bergamaschi, Sant’Alessandro a cavallo con scudo e vessillo nella lunetta superiore, nella parte sottostante San Narno e San Viatore, i due primi vescovi della città in atteggiamento benedicente. Le loro reliquie, conservate nella cattedrale alessandrina fuori le mura erano oggetto di grande venerazione. Le immagini richiamavano i momenti eroici della prima evangelizzazione della città sottolineando la centralità della figura del vescovo nella storia bergamasca.

La porta sulla parete opposta introduceva al “Palatium Episcopi”. Accanto ad essa sull’aggetto della parete si possono rilevare tracce della figura affrescata di un armato, a documentare verosimilmente la presenza di un presidio di guardia. L’aula, modificata e ridipinta, continuava ad essere anzitutto sala di rappresentanza. Ma le pareti affrescate inviavano ai riguardanti anche altri messaggi, di cui ci occuperemo nella prossima puntata.

Andreina Franco Loiri

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