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Economia

Trise, la nuova tassa spillerà 345 euro a famiglia

Di Redazione16 ottobre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

E' la stima dei consumatori per il nuovo tributo che entrerà in vigore dal 2014. Ira delle associazioni

Trise, la nuova tassa spillerà 345 euro a famiglia
Soldi

ROMA — Non pagheremo l’Imu ma in compenso arriverà una stangata che i consumatori valutano intorno ai 345 euro l’anno per una famiglia media di tre persone. Il gioco delle tre carte del governo, che ha dato vita alla nuova Trise, termine astruso per definire la già fastidiosa “service tax”, rischia di costare caro agli italiani.

Le ricadute della Trise per una famiglia di 3 persone, che vive in un appartamento di 100 metri quadri in un’area urbana, saranno pari a 229 euro per i rifiuti urbani (Tari) e a 116 euro per i servizi indivisibili (Tasi), per un totale di 345 euro annui a famiglia. La stima viene dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, secondo cui il nuovo tributo è “inaccettabile”.

“Mentre infatti prima diverse famiglie, grazie alle detrazioni sulla prima casa, non pagavano l’Imu – sottolinea l’associazione dei consumatori – ora tutti pagheranno la nuova Trise. Persino gli inquilini, esenti dal pagamento Imu, dovranno versare la Tari e quota della Tasi”.

“Non ci sono nuove tasse nella finanziaria” ha dichiarato ieri il primo ministro Enrico Letta. Ultime parole famose, davanti un paese che è peggio che allo stremo.

Ma non solo. I sindacati affilano le armi sui contenuti del provvedimento riguardanti lavoro e imprese. Luigi Angeletti dice che la sua Uil “è certamente pronta a proteste molto forti” ed anche allo sciopero contro le misure della legge di stabilità che riguardano il pubblico impiego: dal blocco dei contratti a quello del turn over, dal taglio degli straordinari alle misure sulla liquidazione.

Sulla stessa lunghezza d’onda il leader di Confindustria Giorgio Squinzi: “I passi sarebbero anche nella direzione giusta ma ancora una volta non sono sufficienti per farci ritrovare la crescita” afferma Squinzi. “Il provvedimento non incide realmente sul costo del lavoro. Noi avevamo indicato come priorità assoluta il cuneo fiscale. Cosa fare? Non sono il primo ministro di questo Paese ma vorrei dire che ci vuole più coraggio”.

Dunque, tasse, pubblico impiego in rivolta, poca incisività sul mercato del lavoro. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. E intanto il paese affonda.

Carlo Scotti-Foglieni

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