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Esteri

Usa, shutdown: settimo giorno e nessuno sblocco

Di Redazione9 ottobre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Obama preme sul Congresso. Il Fondo monetario avverte: fallimento Usa sarebbe disastro

Usa, shutdown: settimo giorno e nessuno sblocco
Barack Obama

WASHINGTON, Usa — Settimo giorno di shutdown negli Stati Uniti e la situazione è sempre più drammatica per le conseguenze che un fallimento degli Usa potrebbe avere sull’economia mondiale.

“Il tetto del debito va aumentato. Non farlo causerebbe seri danni all’economia globale, con nuove turbolenze finanziarie e forse una recessione se non peggio”. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) lancia l’allarme all’apertura dei lavori delle riunione annuali.

Gli fa eco il presidente americano Barack Obama: “Come ha detto Warren Buffett un default sarebbe come una bomba atomica, un’arma troppo orribile per pensare solo di poterla usare”.

Obama cita anche economisti e amministratori delegati: “Sarebbe da pazzi, catastrofico, con il rischio di caos economica” ribadendo però: “Non tratto fino a che il Congresso non fa il suo lavoro, ovvero approvare il budget e aumentare il tetto del debito. Non ci sono bacchette magiche ne’ per risolvere l’impasse ne’ per eventuale contenere l’impatto del default. Basta scuse e minacce. Il Congresso deve agire e lo speaker della Camera, John Boehner, deve chiamare il voto”, aggiunge Obama mettendo in evidenza come l’impasse a Washington sul debito danneggia l’immagine degli Stati Uniti nel mondo.

“E’ come dire che l’America non paga i propri debiti. E’ irresponsabile. Il tempo stringe per un’intesa. Lo shutdown è ormai al settimo giorno e c’e’ tempo fino al 17 ottobre per aumentare il tetto del debito ed evitare il default, che – avverte Mohamed El-Erian, l’amministratore delegato di Pimco, il maggiore fondo di investimento al mondo – avrebbe un impatto più imprevedibile di quello avuto dal collasso di Lehman Brothers”.

Gli Stati Uniti hanno debiti per 12mila miliardi di dollari, una cifra superiore ai 517 miliardi di dollari di Lehman. La Fed è il maggior creditore singolo, con in tasca 2.270 miliardi di dollari. La Cina è il maggior creditore estero con 1.128 miliardi di dollari. E proprio Pechino, insieme a Tokyo, chiede una soluzione dell’impasse che minaccia di destabilizzare i mercati finanziari globali.

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