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Cultura

Bergamosera intervista Giuseppe Tornatore

Abbiamo raggiunto il celebre regista al festival di Montefiascone. Il premio Oscar parla del suo ultimo film "La migliore offerta"

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Bergamosera intervista Giuseppe Tornatore
Il regista Giuseppe Tornatore

“Raffinato e intrigante melodramma sentimentale, imparentato con il giallo e con il mistero”. Così la critica ha definito l’ultimo film di Giuseppe Tornatore, “La migliore offerta”. In occasione dell’ultima edizione dell’East Film Festival di Montefiascone incontriamo il regista per parlare del suo ultimo lavoro, una storia d’amore a cui riserva, come sempre, grande attenzione alla psicologia dei personaggi e allo schema narrativo.

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Tornatore, ne “La Migliore Offerta” si affrontano i temi delle fobie che appartengono ai due protagonisti…
Erano le molle narrative che mi consentivano di mettere in piedi una storia fra questi due personaggi che per varie ragioni mi attraevano. La loro interazione era la chimica che mi incuriosiva di più. E’ la stessa fobia che si manifesta in due modi completamente diversi. Era un disegno narrativo abbastanza semplice, ricco di potenzialità drammaturgiche molto forti.

Sullo sfondo di una storia d’amore…
E’ una storia d’amore, raccontata come se fosse un giallo, anche se non lo è. Mi sembrava estremamente interessante raccontare l’evoluzione o comunque l’apparente evoluzione di una reciproca attrazione affettiva tra due personaggi che, in modi diversi, rifiutano il rapporto con il mondo e con gli altri. Ho affrontato il rapporto tra l’autenticità e l’impostura.

Il rapporto fra verità e menzogna…
Non c’è luogo più sicuro per nascondere un elemento di verità che in un contesto di falsificazione. Si potrebbe dire anche il contrario ma amo di più la prima idea. Anche nella storia d’amore uno dei due non è autentico o così sembrerebbe all’inizio. Può darsi che questa autenticità alla fine si venga a compiere, questo fa parte della storia un po’ struggente del film. Il finale rimane concesso alla libera scelta dello spettatore.

Tornatore, un ricordo che la lega allo sceneggiatore e scrittore Vincenzo Cerami, recentemente scomparso…
Era un bravo scrittore, un intellettuale e un grande artigiano della sceneggiatura. Avrebbe potuto fare ancora moltissimo. Ricorderò sempre la sua teoria sulla sceneggiatura che per lui era questione di geometria, addirittura diceva che la comicità è questione di geometrie.

E’ davvero così?
Io sono sempre stato d’accordo con lui e mi piaceva come le sue sceneggiature fossero perfettamente funzionali, degli ingranaggi che rispondevano alle esigenze di ispirazione e, soprattutto, del lavoro artigianale. Infatti diceva: non è l’ispirazione, è il lavoro che ti concede la possibilità di mettere in piedi una sceneggiatura. L’ispirazione è una cosa da dilettanti.

Paola Medori

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