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Lettere

Lo “sputt…mento” di una professione

Di Redazione3 ottobre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Lo “sputt…mento” di una professione
Un oculista impegnato nella visita

Qualche giorno fa, mentre aspettavo un paziente (faccio l’oculista) , sono uscito dal mio studio e mi sono recato in un bar, per bere qualcosa. Mentre sorseggiavo la bibita, ho notato nella vetrina del locale dei contenitori di occhiali premontati, quelli che aiutano nella visione da vicino le persone oltre i 40/45 anni: i presbiti.

Il prezzo degli occhiali era senz’altro invitante: circa 10 euro. Chissà quante persone ha convinto e ancora convincerà – mi sono detto – sicure del fatto che, potendo riuscire a leggere il giornale o un libro, senza dover più allungare le braccia e senza farsi venire il mal di testa per mettere a fuoco, il problema sia risolto, con pochissima spesa.

Beh, non è proprio così. La titolare del bar, con cui è sorta una discussione, non credo abbia capito che non contestavo il fatto che lei, oltre che bevande e panini vendesse anche gli occhiali, bensì ero disgustato che da organi cosiddetti “competenti” le fosse stata concessa la licenza per vendere nel locale un articolo che nulla ha a che vedere con la destinazione del suo esercizio.

Certo, è una commerciante. A lei interessa vendere.  Ma non riesco ad immaginare quali consigli possa dare a chi, entrato nel bar per prendere un caffè, decida poi di scegliere anche un paio di occhiali.

Siamo seri, per favore. Questi occhiali li vendono le farmacie, i tabaccai, i supermercati e molti li comperano perché non sanno che, con la presbiopia, si possono presentare altre problematiche, che possono essere evidenziate soltanto – e ribadisco soltanto – con una visita oculistica. Se poi, queste problematiche non ci sono, meglio così. Ma solo l’oculista è davvero in grado di capirlo.

Gli ottici, quelli seri, quando si presenta una persona con problemi di vista, la invitano a recarsi da uno specialista. Qualcuno, a dire il vero, approfitta dell’ignoranza della gente e si procura una bella visita. Ma ricordate: la visita la può fare lo specialista oculista, non altri.

Ci sono ottici bravissimi nel dare gli occhiali, ma anche loro sanno benissimo che la prescrizione delle lenti è solo una parte, la più appariscente, il risultato dell’esame della vista che deve essere completata con altri indispensabili accertamenti.

Nel nostro Paese c’è una grande confusione riguardo ai problemi dell’apparato visivo. Ad alcune latitudini ci sono persone convinte che la parola glaucoma, siccome finisce per oma, indichi un tumore e non sto affatto inventando quello che dico.

Ogni tanto il ministero della Salute promuove qualche campagna riguardo ad alcune patologie ma ci vuol ben altro per informare in maniera esaustiva le persone. Ci si riempie la bocca con la parola prevenzione, ma in realtà resta solo una parola. L’educazione sanitaria dovrebbe essere capillare, arrivare nei piccoli centri dove più alta è la mancanza di conoscenza dei problemi della salute, dove appunto si crede che il glaucoma sia un tumore.

Circa 20 giorni fa, proprio il ministero della Salute, ha emanato una normativa per cui il nome “pazienti”, che indica i malati, dovrà essere sostituito con “persone assistite”. Indubbiamente, con questa decisione epocale, i destini della nostra salute volgeranno al meglio. E, chi è ammalato, sicuramente trarrà giovamento ai suoi mali da questo geniale e lungimirante parto di coloro che reggono la sanità in Italia.

Il professor Mandelli, noto ematologo, tra l’ ltro bergamasco, ha replicato semplicemente dicendo che i suoi pazienti continuerà a chiamarli pazienti. Nella mia umile veste, sono d’accordo con lui e dubito che la disastrata sanità possa risollevarsi se la montagna continua a partorire topolini.

Comunque, rifacendomi al discorso di partenza, mi organizzerò e fornirò il mio studio di tavola calda, panini e bibite e voglio vedere chi viene a dirmi che non posso.

Giorgio Giannitti

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