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Storia

Bergamo scomparsa: l’origine di Santa Maria Maggiore

Nella 41esima puntata della nostra rubrica, andiamo alla scoperta delle caratteristiche originarie della celebre basilica

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Bergamo scomparsa: l’origine di Santa Maria Maggiore
Santa Maria Maggiore con la cappella Colleoni

Le recenti ricerche di Francesca Buonincontri hanno tra i tanti meriti anche quello di aver ricollocato la costruzione della basilica di Santa Maria Maggiore nella sua esatta prospettiva storica. Documentano infatti una situazione ben diversa da quella tradizionalmente accettata, che attribuiva di fatto l’iniziativa all’esclusiva committenza laica comunale, quasi come affermazione dell’autonomia cittadina nei confronti dell’Episcopato.

Il progetto, con ogni probabilità originatosi nell’ambiente della Curia sotto la guida del già citato vescovo Gregorio, si sviluppò attraverso le forze congiunte dell’Episcopio e della classe dirigente comunale e ben si inquadra in quel clima di convergenza di interessi e pacifica convivenza da noi esaminato nell’ultimo incontro. Il fatto nulla toglie alla tradizione, determinatasi successivamente, dell’adempimento di un voto popolare per la fine di una pestilenza.

Esistevano nell’attuale piazza del Duomo, allora “platea parva Sancti Vincentii”, non solo la Cattedrale di San Vincenzo, oggi Duomo, ma anche la piccola antichissima chiesa di Santa Maria, utilizzata dai canonici per l’ufficiatura invernale. Vi si celebravano i battesimi per tutti gli abitanti della città e del suburbio, funzione che le conferiva un rapporto molto stretto con la popolazione.

Le opere di ristrutturazione iniziarono nel 1137, come riporta l’iscrizione non originaria ma generalmente accolta dagli studiosi, sull’archivolto del protiro meridionale, nella quale appare anche la dicitura “per magistrum Fredum” ad indicarci il costruttore. La dedicazione dell’opera alla Vergine avveniva a lavori ultimati il 25 marzo 1273.

Un percorso esterno lungo il perimetro dell’edificio ci permette di ricostruire almeno in parte l’aspetto originario. Dobbiamo anzitutto ricordare che la cappella Colleoni non esisteva, costruita per volontà del celebre condottiero nel 1472. Al suo posto si allungava una delle quattro absidiole con una “cimerchia” o sacrestia, affiancata da un “porticus militum” per la milizia comunale.

Ma l’osservatore coglie anzitutto la mancanza di una vera e propria facciata in asse con il presbiterio, peculiarità che rende la chiesa del tutto atipica. Gli ingressi infatti sono posti lungo le fiancate. Il protiro settentrionale, poggiante su colonne con leoni in marmo rosso e sormontato da una loggia, fu realizzato nel 1353 da Giovanni da Campione. In origine l’entrata priva delle decorazioni era affiancata da un “regium”, una specie di palco per le autorità che presiedevano le assemblee del Comune.

Sopra i campioni delle misure lineari bergamasche già da noi esaminate, restano tracce visibili di un tettuccio, di mensole ed innesti di travi. Superata la sagrestia, il percorso perimetrale ci permette di ammirare all’esterno del presbiterio la ricca articolazione dei volumi con il suggestivo portalino di nord est, nonchè la decorazione originaria sia architettonica che scultorea in una struttura straordinariamente vivace.

Anche il protiro meridionale dai leoni in marmo bianco prese il posto nel Trecento di un originario “regium”. Non esisteva allora ovviamente il portalino cinquecentesco della stessa parete che oggi è utilizzato come entrata e la basilica risultava nella parte occidentale contigua allora come oggi al palazzo episcopale.

A chi guarda da lontano non può sfuggire il risalto dato al tiburio che svetta con le sue tre gallerie digradanti sul nitido profilo di città alta. Probabilmente allora era anche più facilmente percepibile dalle diverse direzioni, essendo la parte bassa della città più libera dagli edifici di quanto oggi sia.

Andreina Franco Loiri

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