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Editoriali

In nome della stabilità: il mantra di Napolitano

Di Redazione1 ottobre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
In nome della stabilità: il mantra di Napolitano
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

In nome della stabilità: è questo il mantra ripetuto all’ossessione anche in queste ore dagli esponenti politici, pur di allontanare il “rischio” di nuove elezioni. Elezioni che, detto per inciso, sono il punto più alto della espressione democratica di un Paese. Per ben sei volte, nel giro di tre anni, si è fatto ricorso alla formuletta “magica” per fuggire a uno spauracchio che sembra da evitare come la peste.

Nel novembre 2010, dopo l’assise di Bastia Umbra, l’allora presidente della Camera Fini pose la questione politica della fiducia al governo Berlusconi, con numeri parlamentari che sostenevano la tesi di Fini. Giorgio Napolitano, in nome della stabilità, spostò la discussione al 14 dicembre 2010, dopo l’approvazione della legge di stabilità economica. In quel mese ci fu il passaggio di alcuni parlamentari, come Scilipoti e Razzi che salvarono il governo Berlusconi.

In nome della stabilità nel novembre 2011 Giorgio Napolitano nominò senatore a vita Mario Monti, dando vita al primo tentativo di un governo di larghe intese nella storia della seconda Repubblica, impedendo le elezioni anticipate. Governo che cadde per volontà del Pdl che tolse la fiducia pochi mesi prima della naturale scadenza della legislatura.

In nome della stabilità nell’aprile 2013, dopo due mesi di inutili tentativi di Pierluigi Bersani, Giorgio Napolitano incaricò Enrico Letta per il secondo governo di larghe intese consecutivo, pur conscio dell’alta miscela esplosiva della compagine governativa.

In nome della stabilità, la mozione Giachetti (Pd) che avrebbe potuto cancellare il “Porcellum” reintroducendo il “Mattarellum” ebbe parere negativo dal Governo e non se ne fece nulla.

In nome della stabilità, il ministro (dimesso) Quagliarello nelle settimane scorse diceva «non si possono sciogliere le camere prima che la Corte costituzionale si sia pronunciata sulla legittimità della legge elettorale, ossia prima del 3 dicembre».

In nome della stabilità Enrico Letta si è speso a Wall Street chiedendo di investire sull’Italia, nel giorno stesso in cui la delegazione del PDL annunciava le dimissioni di massa.
Dopo le dimissioni dei ministri del Pdl, tutti diversamente berlusconiani, Giorgio Napolitano ha dichiarato che il ricorso alle urne è l’opzione finale che applicherà solo se non ci saranno maggioranze alternative, in nome della stabilità.

In nome della stabilità, Enrico Letta mercoledì cercherà di ottenere la fiducia dai due rami del parlamento, pur sapendo che il problema vero l’avrà al Senato.

Ma a cosa hanno portato questi anni di stabilità politica imposta dal presidente Napolitano? Riforme strutturali? Abbattimento del cuneo fiscale? Aumento dei salari? Nuova legge elettorale? Abbattimento della disoccupazione? Crescita del Pil? Diminuzione del debito pubblico? Credibilità delle istituzioni?

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