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Editoriali

I drammatici errori di Letta

Di Redazione30 settembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Valutazioni sbagliate di tattica e strategia hanno penalizzato l'azione del premier. A partire dalla mancata riforma della legge elettorale

I drammatici errori di Letta
Enrico Letta

C’è qualcosa di diabolico nelle drammatiche giornate politiche che hanno caratterizzato lo scorso fine settimana. Una serie di errori tattici e strategici da parte di chi, si supponeva, capace di reggere le sorti del governo, ha fatto precipitare il Paese nel caos politico e istituzionale.

Un disastro da cui, francamente, sarà difficile uscire senza un nuovo ricorso alle urne. Le conseguenze di quanto accaduto, in termini economici, saranno presumibilmente pesanti per il Paese. A partire dall’ormai inevitabile aumento dell’Iva che, a meno di miracoli dell’ultim’ora, da mercoledì salirà al 22 per cento, dando l’ennesimo colpo a consumi e consumatori, entrambi già depres

Della questione Iva ci occuperemo in altra sede. Quel che ci preme sottolineare è invece la sconcertante mancanza di acume politico del premier che, in un momento in cui era richiesta capacità di mediazione e altrettanta “sensibilità” su quanto stava accadendo, di rientro da New York ha ammesso di “aver perso il filo della situazione politica italiana”, e ha imboccato la via del muro contro muro che forse sarebbe stato meglio utilizzare in altri casi.

Il Pdl non attendeva altro che un pretesto per andare alla rottura definitiva. E il premier, con il suo atteggiamento, glielo ha servito su un piatto d’argento. Decidendo di non decidere, nel consiglio dei ministri di venerdì sera, e di conseguenza di far scattare l’aumento dell’Iva, Letta ha fatto involontariamente il gioco dei falchi del Pdl che attendevano il casus belli per far saltare il tavolo.

Se Letta, invece di seguire inspiegabilmente la linea dell’escalation, martedì fosse andato in parlamento con il rinvio dell’Iva e magari con una diminuzione seppur minima delle tasse, avrebbe messo gli avversari con le spalle al muro. Il Pdl non avrebbe avuto alibi: sarebbe stato chiaro, a quel punto, che lo strappo era solo frutto della guerra ad personam per salvare Berlusconi, con buona pace delle sorti del paese.

Magari le cose, alla fine, sarebbero andate nella stessa maniera. Ma ancor prima dell’esito di questi giorni, il peccato originale del premier è di non aver imposto al parlamento una riforma della legge elettorale. Perché è proprio lì che si gioca la vera partita. I falchi del Pdl hanno accoppiato la battaglia per Berlusconi a quella per la loro sopravvivenza. Quasi nessuno di loro, infatti, gode di reale consenso sul territorio madelle grazie, più o meno volontarie, del Cavaliere. Il motivo per cui vogliono andare subito a nuove elezioni dunque è fin troppo evidente: sanno che una nuova legge elettorale, magari con preferenze, per loro significherebbe la fine politica.

Letta lo sapeva. Eppure ha commesso errori strategici clamorosi. Prima di andare allo showdown avrebbe dovuto premere, magari con la sponda di Napolitano, per una riforma della legge elettorale capace di disinnescare le minacce dei falchi. Poi, rinviando la questione Iva, avrebbe potuto metterli definitivamente nell’angolo. Invece no, il premier porge il fianco e va alla guerra senza avere le spalle coperte. I suoi purtroppo sono errori politici. Drammaticamente politici.

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