iscrizionenewslettergif
Economia

Iva al 22 per cento: stangata sulle famiglie

Di Redazione30 settembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Malvestiti (Ascom): deprimerà ancor di più i consumi. L'aumento costerà 207 euro annui a nucleo familiare

Iva al 22 per cento: stangata sulle famiglie
Dal 1 ottobre l'Iva sale al 22 per cento

BERGAMO — La frittata è fatta. Da questa sera a mezzanotte scatta l’aumento dal 21 al 22 per cento dell’Iva. Il consiglio dei ministri venerdì non ha dato il via allo slittamento a gennaio dell’incremento delle aliquote. E così si prepara “una stangata per imprese e famiglie – afferma Paolo Malvestiti, presidente di Ascom Bergamo – che deprimerà ulteriormente i consumi in un momento di grave difficoltà e metterà in discussione l’auspicata ripresa prevista per il 2014”.

Secondo Ascom, l’aumento al 22 per cento riguarderà il 70 per cento dei prodotti e costerà 207 euro annui a famiglia, portando consistenti rincari nel settore dell’abbigliamento (+81 euro), nell’acquisto di scarpe (+25 euro) e bevande alcoliche, vino compreso, e gassate (+12 euro).

“Nonostante fosse già stabilito da tempo, l’attesa per la modifica del decreto ha fatto sì che ad oggi nessun commerciante abbia adeguato i proprio listini all’aumento dell’Iva – continua il presidente di Ascom -. E ciò comporta da una lato un fortissimo aggravio di lavoro per i nostri imprenditori e dall’altro, come giù successo quando c’è stato il precedente aumento dell’aliquota a metà settembre del 2011, che siano le imprese, nonostante la difficoltà attuale, ad assumersi l’onore dell’aumento. L’Ufficio Studi Confcommercio nei giorni scorsi ha effettuato una precisa analisi economica dell’aumento Iva, evidenziando l’impatto sui consumi, sui prezzi, sul gettito, sull’occupazione, sui redditi e il risultato è preoccupante: sarà un colpo duro per imprese e famiglie”.

Secondo l’analisi dell’ Ufficio Studi Confcommercio, l’incremento dell’Iva si tradurrà in una riduzione dei consumi dello 0,1 per cento e andrà a incidere negativamente sulle spese del mese di dicembre e quindi delle festività, momento nel quale, invece, potrebbero concretizzarsi finalmente gli auspicati segnali di ripresa.

L’incremento dei prezzi tra ottobre e novembre sarà di circa lo 0,4 per cento, il cosiddetto “effetto scalino”, con inevitabili effetti di trascinamento anche nel 2014. Risulteranno più penalizzate le famiglie a basso reddito in quanto la pressione Iva (rapporto tra Iva pagata e reddito) per il 20 per cento di famiglie più povere arriverebbe al 10,5 per cento, mentre per il 20 per cento di famiglie più ricche sarebbe del 7,5 per cento.

Come già accaduto con l’aumento dell’aliquota dal 20 al 21 per cento, la contrazione della domanda porterebbe con sé anche una riduzione del gettito Iva atteso. Mentre la perdita di produzione, segnala sempre Confcommercio, è prevedibile una riduzione dell’occupazione approssimativamente di 10 mila posti di lavoro.

In una situazione di estrema difficoltà per le imprese del commercio, gravate da una pressione fiscale da record mondiale e dal mancato pagamento dei debiti della pubblica, un’ulteriore contrazione della domanda interna porterà alla chiusura di molte attività.

Iva: l’aumento al 22 per cento slitta a gennaio

L'aumento dell'Iva slitta a gennaioROMA -- Slitta a gennaio l'aumento dell'Iva. E' quanto emerge dalla bozza del decreto legge ...

Draghi: i mercati chiedono stabilità all’Italia

Il presidente della Bce Mario DraghiFRANCOFORTE, Germania -- "Il messaggio che i mercati inviano all'Italia e agli altri Paesi in ...