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Bergamo

Italcementi chiude 6 stabilimenti: sciopero

Di Redazione26 settembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Italcementi chiude 6 stabilimenti: sciopero
La sede Italcementi di Bergamo

BERGAMO — Braccia incrociate e una protesta da tenere davanti alla sede centrale di Bergamo per i lavoratori del Gruppo Italcementi: è quanto deciso dal Coordinamento nazionale delle Rsu lunedì scorso a Roma contro l’intenzione dello storico colosso del cemento di chiudere 6 stabilimenti sui 15 presenti in Italia.

Con lo sciopero si comincia venerdì 11 ottobre, giorno per cui è già proclamata un’astensione dal lavoro di 8 ore accompagnata da una manifestazione all’ingresso di via Madonna della Neve a Bergamo. Le altre 8 ore del pacchetto di mobilitazione saranno svolte in data ancora da destinarsi. Intanto è partito anche il blocco degli straordinari in tutte le sedi del gruppo.

“Così rispondiamo alla decisione della direzione Italcementi che contraddice i contenuti dell’accordo che ha firmato con noi lo scorso gennaio” hanno detto poco fa Giuseppe Mancini per la Feneal Uil, Umberto Giudici per Filca-Cisl e Luciana Fratus per la Fillea-Cgil di Bergamo.

“La scelta aziendale comporterà la perdita del lavoro per 62 persone a Scafa (Pescara) e 100 a Monselice (Padova). Per la continuità produttiva di questi e di altri stabilimenti l’intesa d’inizio anno prevedeva una valutazione in tempi lunghi, nel 2015: possibile che in 8 mesi abbiano già messo in discussione quanto firmato a gennaio? A questi posti di lavoro che rischiano di essere persi vanno aggiunti anche i quasi 180 dei siti di Vibo Valentia e Porto Empedocle. Lo sciopero che abbiamo proclamato chiederà anche l’esigibilità dell’accordo in tema di rotazione dei lavoratori in cassa e in tema di trasferimenti e formazione”.

Il 14 gennaio scorso a Roma negli uffici del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali era stata ratificata l’intesa tra sindacati e Italcementi per il ricorso ad una Cassa straordinaria per ristrutturazione dal 1° febbraio 2013 al 31 gennaio 2015 per un numero massimo di 669 lavoratori.

“Nell’intesa – spiegano i sindacati – l’azienda si impegnava a valutare la continuità produttiva in alcuni propri stabilimenti in relazione all’andamento del mercato e, per il sito di Monselice, in relazione anche alla pronuncia del Consiglio di Stato sulla legittimità di procedere alla costruzione di un nuovo impianto. Sui contenuti di quell’accordo e sul piano di ristrutturazione, all’inizio di agosto si è era tenuto un incontro a Roma tra Italcementi, RSU e sindacati: in quell’occasione era stata annunciata l’intenzione di procedere alla chiusura di alcuni stabilimenti, in particolare dei siti produttivi di Scafa (Pescara) e di Monselice (Padova) a partire da gennaio 2014 (scadenza oggi posticipata al 2015 come per gli altri stabilimenti a rischio)”.

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