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Storia

Parre, inaugurazione del parco archeologico

Di Redazione24 settembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Parre, inaugurazione del parco archeologico
Il parco archeologico di Parre

Un nuovo parco archeologico. E’ quello che il Comune di Parre, in Alta Val Seriana, inaugurerà sabato 28 settembre, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia e il ministero dei Beni culturali e del Turismo.

“Parra oppidum degli Orobi” è il nome. Il sito di Parre-località Castello, da identificare con probabilità con il “Parra Oromobiorum oppidum citato da Plinio (Nat. Hist. III, 124-125)”, su notizie tratte dalle Origines di Catone, è ubicato su un terrazzo fluviale (m 580 slm) posto sulla destra idrografica del fiume Serio e dominante la confluenza con la Valle Nossana.

La zona è ricca di risorse minerarie che erano già note fin dalla preistoria, a partire dal Bronzo tardo (XIV-XIII sec. a.C.): calamina, ma­teriali argentiferi, piombo e ferro furono sfruttati fino al XX secolo sul Monte Trevasco posto a Nord dell’abitato.

Nel 1883 in località Castello-proprietà Cominelli, era stato rinvenuto durante lavori agricoli un ricchissimo ripostiglio di manufatti in bronzo, deposto nel V secolo a.C.: dei più di 1000 kg di bronzi facevano parte lingotti a panella piano-convessa ed oggetti prevalentemente ornamentali, frammentati, uniti a scorie di fusione e carboni. La parte residua del ripostiglio, in gran parte rivenduto e rifuso subito dopo la scoperta, fu salvata dall’archeologo Gaetano Mantovani ed è oggi conservata al Museo archeologico di Bergamo.

Nel 1983, a distanza di un secolo e proprio in occasione delle iniziative per commemorare il ritrovamento, durante un sopralluogo al sito si notarono in superficie frammenti ceramici dell’età del Ferro che indiziavano l’esistenza di un insediamento. La Soprintendenza archeologica della Lombardia diede quindi inizio ad un’indagine preventiva al piano di lottizzazione, già avviato, dell’area.

Nel corso delle undici campagne di scavo condotte tra il 1983 ed il 1994 su 2.300 mq è stato così portato alla luce un abitato – che si estendeva su una superficie complessiva di oltre 13.000 mq – fondato nella tarda età del Bronzo (XII-X sec. a.C.) e sviluppatosi nel I millennio a.C. durante la prima e la seconda età del Ferro fino alla conquista romana delle vallate alpine in età augustea.

Dal punto di vista culturale l’oppidum di Parra ha una sua specifica connotazione di tipo centro-alpino. Dallo studio dei numerosissimi reperti -manufatti ceramici, oggetti in bronzo, in osso, in vetro e in pietra- si osserva, fin dalle fasi più antiche dell’età del Ferro, un rapporto stretto con la cultura centro-alpina, cosiddetta “retica” la quale, a partire dalla fine del II millennio a.C., si sviluppò nei territori sud- e trans-alpini, dai Grigioni alle valli lombarde, al Trentino-Alto Adige fino al Tirolo con aspetti comuni nel modo di costruire, nella forma delle abitazioni, nelle espressioni di culto, nelle forme della cultura materiale caratterizzata, specie nella ceramica, da forme particolari, quale il boccale monoansato.

Dopo un’interruzione di alcuni secoli, in epoca imperiale romana (fine II/III-V secolo d. C.) il sito fu rioccupato con un insediamento stabile che ripropose il medesi­mo impianto ortogonale, riutilizzando in parte i resti delle strutture precedenti. Nel V secolo il luogo fu definitivamente abbandonato con uno spostamento dell’abitato in un’area a Nord, più agevole ed estesa e già interessata da frequentazione romana, permanendo ad uso agricolo fino ai giorni nostri.

Grazie all’impegno del Comune di Parre e il finanziamento della Regione Lombardia, il sito nel 2001 è stato acquisito alla proprietà pubblica così da permettere l’allestimento del Parco archeologico con la valorizzazione della parte dello scavo che mostra una straordinaria continuità di vita, dal Bronzo Finale alla tarda età romana.

In concomitanza con l’apertura al pubblico del Parco si inaugura anche l’Antiquarium, che illustra la vicenda secolare dell’oppidum e le attività che vi si conducevano, in particolare quella metallurgica.

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