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Storia

Bergamo scomparsa: l’avvento del Comune

Riprendiamo la nostra rubrica settimanale, giunta alla 40esima puntata. Andreina Franco Loiri ci porta alla nascita dei Comuni

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Bergamo scomparsa: l’avvento del Comune
Piazza Vecchia, a Bergamo Alta

Il passaggio dalla sovranità vescovile alla costituzione di un libero Comune avvenne gradualmente negli stessi anni in cui esso si stava attuando nella maggioranza delle città dell’Italia centro settentrionale.

Non è possibile indicare una datazione precisa, poiché non si verificarono momenti rivoluzionari, né modifiche istituzionali improvvise. Possiamo dire che fino alla metà del XII secolo vescovo e Comune convissero pacificamente probabilmente rispettando ciascuno l’autonomia dell’altro.

Il vescovo rappresentava l’autorità politica legittima sia nei confronti dell’imperatore e del papa, sia nei confronti delle altre città. Intanto l’istituzione comunale si andava consolidando ad opera di quelle famiglie della aristocrazia feudale e della nobiltà cittadina che già abbiamo visto coadiuvare l’attività episcopale.

Ci sembra a tal proposito particolarmente significativa la circostanza riportata da Francesca Buonincontri nella sua interessantissima indagine sulla scultura a Bergamo in età medioevale. Riprendendo una testimonianza del tempo, la studiosa racconta il momento dell’elezione del vescovo Gregorio tra l’ottobre e il dicembre 1133.

I consoli della città, riunitisi nella cattedrale di San Vincenzo con un gran concorso di folla, “plena hominibus”, chiedevano improrogabilmente al clero l’elezione del nuovo vescovo. L’esplicita richiesta consolare espressa dai termini “nos volumus” ci dà l’idea di un potere comunale già consolidato. Nello stesso tempo le due istituzioni, comunale ed episcopale, ci appaiono connesse l’una all’altra come componenti necessarie, ma singolarmente inadeguate a sorreggere il sistema politico cittadino.

Allo stato attuale delle ricerche i primi cenni documentati di attività consolari risalgono al 1117. Si tratta di atti giuridici attraverso i quali la città, forse ad impetrare l’aiuto divino perché sconvolta dal terremoto del gennaio di quell’anno, donava al monastero di Astino alcuni appezzamenti di terreno pubblico. La Storti Storchi dà notizia di dieci nomi, fra i quali compaiono anche un Suardi e un Rivola.

Per tutta la prima metà del XII secolo i consoli, il cui numero variava negli anni, risultano avere avuto esclusivamente funzioni giurisdizionali. In seguito acquisirono lentamente ma stabilmente tutti i poteri esecutivi.

La loro prima sede fu all’interno del palazzo vescovile. A partire dal 1160 è documentata l’esistenza di una “casa consulum”, una semplice stanza al piano rialzato sorretta da un porticato ed edificata nella proprietà dei canonici di San Vincenzo.

Gli studiosi la collocano sul fianco settentrionale del Duomo. Interessante la tesi di Francesca Buonincontri. Al momento dell’edificazione del Palazzo della Ragione, la superficie muraria rimase grezza là dove si appoggiava alla “casa consulum”, fu levigata nella parte superiore. Le due differenti tessiture del muro rimangono visibili. La studiosa ipotizza anche che i resti dell’edificio siano ancor oggi identificabili nell’immobile al numero 4 di Piazza Vecchia.

Ai consoli si affiancava un consiglio di Credenza, organo ristretto che controllava il loro operato e deliberava sulle questioni di maggior gravità. Esisteva inoltre una “publica concio” o “arengo”, assemblea generale, che poteva forse essere la vera detentrice del potere legislativo con la possibilità di delegarlo ad altri istituti. Sicuramente comunque l’organismo collegiale di maggior autorevolezza era il consiglio di Credenza.

Andreina Franco Loiri

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