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Bergamo

Rientro dalle ferie: smarrimento per 8 su 10

Di Redazione2 settembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il problema del lavoro assilla i bergamaschi

Il problema del lavoro assilla i bergamaschi

BERGAMO — Spiagge e relax? Un lontano ricordo purtroppo, per milioni di italiani che, al ritorno dalle ferie estive, tornano alla realtà di tutti i giorni e a fare i conti con ansie e preoccupazioni del proprio quotidiano. Paura, ansia, smarrimento: sono questi i sintomi di quella che gli esperti chiamano “Sindrome di Ulisse” che ha colpito 8 italiani su 10, che si scoprono sfiduciati e preoccupati per il loro futuro.

Un sentimento che viene accentuato dal ritorno alla routine quotidiana dopo il relax e la voglia d’evasione tipica delle ferie estive, oramai alle spalle. Proprio come l’eroe della mitologia greca creato da Omero, gli italiani si sentono smarriti, in balia degli eventi, speranzosi di ritrovare il prima possibile un po’ più di tranquillità e serenità, quella che per l’eroe dell’Odissea era la sua terra, Itaca.

È quanto emerge da uno studio promosso da Found! condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analisys) raccogliendo le opinioni di circa 1000 italiani, uomini e donne, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, forum e community digitali per capire in che modo vivono gli italiani il ritorno in città.

“Oggi gli italiani al rientro dalle vacanze devono fare i conti con la triste realtà che avevano felicemente messo da parte per alcune settimane – afferma Saro Trovato, mood maker e fondatore di Found! – E se tensioni di governo, crisi internazionali, economia incerta sembrano relativamente lontane, gli italiani, afflitti da quella che gli psicologi definiscono la “Sindrome di Ulisse”, sono fortemente preoccupati dai tanti problemi quotidiani che sembrano affliggerli: affitto da pagare, mutuo infinito, bollette salate. Per riprendersi, o almeno tentare di farlo, occorre una forte presa di coscienza da parte di tutti, dai cittadini fino alle istituzioni che le rappresentano”.

L’estate è ormai alle spalle e gli italiani ritornano a riempire le città. Qual è l’atteggiamento più comune? Ben 8 su 10 (82%) si dichiarano scontenti e demoralizzati, mentre solo l’12% è soddisfatto di riprendere i propri ritmi quotidiani. Quali sono i motivi principali? A destare il sonno degli italiani sono soprattutto il lavoro (36%) che, spesso manca o comunque è talmente precario da non garantire un futuro roseo. Altri veri spauracchi sono rappresentati dal mutuo della casa (28%), e dalle spese domestiche (16%).

Con quale sentimento quindi, gli italiani si apprestano ad affrontare questo ritorno in città? Lo smarrimento (39 per cento) è il più comune, tanto da far parlare diversi esperti di una vera e propria “Sindrome di Ulisse”, che trae origine dalle vicende narrate nell’Odissea che vedono protagonista il personaggio creato da Omero, perso e a vagare senza orientamento nel mezzo delle tempeste di mare con la propria nave ed i suoi uomini. Proprio come l’eroe greco, oggi gli italiani sembrano aver “perso la bussola”, non avendo più punti di riferimento precisi sui quali porre le basi per il proprio futuro.

Altri sentimenti che caratterizzano lo stato d’animo degli italiani sono la paura dovuta all’incertezza economica (31 per cento), ansia di dover far quadrare i conti ed arrivare alla fine del mese (27), sfiducia (22) nei confronti sia del futuro prossimo che dell’attuale classe dirigente.

“Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione di grande instabilità, sia a livello nazionale che globale – afferma Roberto Pani, psicoterapeuta e professore di Psicologia Clinica all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna – Viviamo una fase di cambiamento, sia economico e sociale, che richiede una maggiore presa di coscienza del fatto che non ci si può più affidare oggi, a certezze assolute”.

Come pensano di affrontare, quindi, gli italiani, questo duro ritorno alla realtà? La maggioranza, sfiduciata (31 per cento), confessa di avere un atteggiamento passivo e rassegnato, ritenendo che le cose, purtroppo, difficilmente riusciranno a cambiare a breve. Altri rimangono pessimisti, ma con atteggiamento propositivo (25 per cento), continuando comunque a cercare nuove occasioni ed appigli diversi per portare avanti i propri progetti di vita.

Una piccola minoranza (12 per cento) si dichiara ottimista, ritenendo che, in tempo di crisi, questa angoscia e negatività possa tramutarsi in un occasione per emergere dalla massa e crearsi nuove opportunità e possibilità di affermazione. “Il pericolo è quello di rimanere fissi, rigidi, nella speranza che le garanzie di un tempo ritornino ad esserci – aggiunge lo psicoterapeuta Roberto Pani – Occorre invece, prepararsi ad accettare una nuova era, aprirsi a delle possibilità di rinnovamento che possano solo portare ad un miglioramento”.

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