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Politica

Scandalo per la Kyenge, ma nulla sugli insulti a Brunetta

Di Redazione8 agosto 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Renato Brunetta con la moglie Titti Giovannoni

Renato Brunetta con la moglie Titti Giovannoni

Nell’ultimo articolo sul suo blog, Beppe Grillo usa toni che se fossero usati da altri, sarebbero condannati in modo unanime. Il leader del Movimento 5 Stelle attacca Brunetta non per le sue posizioni politiche, non per il suo modo di porsi decisamente fumantino, ma per la sua altezza fisica.

Il capogruppo del Pdl alla Camera viene definito “visconte dimezzato”, parafrasando un titolo di Calvino. La dose viene ulteriormente rincarata con la frase “tutti in ginocchio [da Napolitano, ndr], tranne Brunetta, ad implorare la grazia”.

Brunetta era già finito nel mirino delle parodie perfino dall’algido professor Monti che lo definì “un professore di una certa statura accademica”, poi nel mirino di Bersani che in un comizio propose una battuta sempre sulla statura di Brunetta.

Il personaggio potrà piacere o non piacere. Le sue iniziative potranno far storcere il naso a molti. Le sue prese di posizione potranno anche essere discutibili. Ma attaccare Brunetta, nel silenzio generale bipartisan, per l’aspetto fisico non è di certo meno volgare, razzista e puerile che paragonare il ministro Kyenge a un orango, o definire Rosy Bindi più bella che intelligente.

Quando si parla di razzismo, sfottò, insulti e forme di bullismo, applicare i “due pesi, due misure” per partigianeria politica non è certo un segno di crescita per l’intero Paese.

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