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Economia

Industria, fatturati sotto di un terzo rispetto al pre-crisi

Di Redazione8 agosto 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Industrie ancora in difficoltà

Industrie ancora in difficoltà

ROMA — Il fatturato dell’industria italiana, al netto delle partecipazioni estere dei grandi gruppi, si è attestato nel 2012 sotto ai livelli del 2008, con un calo dello 0,2 per cento. Lo sostiene il rapporto di agosto dell’ufficio studi di Mediobanca.

Secondo la ricerca, basato sui dati di 2.035 società italiane al di sopra dei 500 addetti, nell’ultimo quadriennio, ovvero quello delle fase più acuta della crisi, il calo del margine operativo netto per le aziende è stato pari al 16,9 per cento.

Ancora più distanti i livelli pre-crisi (-36,8 per cento rispetto al 2007).

Nel frattempo è stato reso noto oggi il bollettino mensile della Banca centrale europea (Bce). Secondo i dati, l’economia dell’Eurozona “dovrebbe stabilizzarsi e registrare una lenta ripresa” già dal prossimo trimestre. Per questo la politica monetaria “resterà accomodante finchè sarà necessario” e, in questo modo, “sostiene una graduale ripresa dell’attività economica nel prosieguo dell’anno e nel 2014”.

Dopo sei trimestri di contrazione dell’attività nell’area dell’euro, sottolinea la Bce, “i recenti indicatori del clima di fiducia basati sui risultati delle indagini mostrano qualche ulteriore miglioramento, a partire da bassi livelli, dando cauta conferma all’aspettativa dello stabilizzarsi dell’attivita’ economica su livelli contenuti”.

Tuttavia le condizioni del mercato del lavoro permangono deboli. Secondo la Bce nel 2013 e nel 2014 “la crescita delle esportazioni dell’area dell’euro dovrebbe beneficiare di una progressiva ripresa”, mentre quella interna è sostenuta dalla politica monetaria accomodante e dagli aumenti del reddito reale.

“La rimozione delle rigidità nel mercato del lavoro, la riduzione degli oneri amministrativi e il rafforzamento della concorrenza nei mercati dei beni e servizi, saranno di giovamento per le piccole e medie imprese”. Riforme “essenziali”, queste, per “abbassare il livello elevato di disoccupazione, sopratutto tra i giovani dell’area dell’euro”.

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