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Storia

Bergamo scomparsa: i castelli prima dei Comuni

Di Redazione2 agosto 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il castello medioevale di Bianzano

Il castello medioevale di Bianzano

Abbiamo visto nell’incontro precedente come la campagna bergamasca fosse suddivisa in diverse signorie di banno.

I signori avevano in genere una loro residenza nel territorio sul quale esercitavano il potere. Così a Calcinate i Canonici si San Vincenzo erano proprietari del castello, che fu in seguito oggetto di lunga contesa con il Comune di Bergamo, a Calusco esisteva una grande casa dei Canonici di Sant’Alessandro, ad Almenno un palazzo vescovile, che fu distrutto nel 1216 da una rivolta degli abitanti e ricostruito successivamente a spese degli abitanti stessi. Ma anche signori laici possedevano castelli che dominavano un paese. Così Clusone (controllato dalla famiglia Martinengo), Bianzano (appartenente ai Suardi), Chiuduno, Calepio, Costa Mezzate, Endine, Marne, Monasterolo e tanti altri di cui possiamo tuttora vedere i resti o le ristrutturazioni.

In particolare nelle zone di pianura i signori favorirono il fenomeno dell’incastellamento, già avviato dalle popolazioni come difesa dalle invasioni. Essi promossero la concentrazione di insediamenti e attività nei centri maggiori, che, già protetti da palizzate e da fossati, nel XII secolo furono fortificati da una cinta in pietra spesso munita di porte e di torri.

La costruzione favoriva la difesa, ma permetteva anche un più rigido controllo sulle attività contadine e spesso la formazione di floride aziende rurali di proprietà signorile. Ne fecero le spese gli insediamenti minori sparsi nella campagna, spesso di dimensioni non proprio modeste, ma comunque soggetti alla forza di attrazione del centro fortificato. Nel giro di pochi decenni essi letteralmente sparirono. Menant ne cita molti di cui restano solo i nomi nei documenti e forse qualche cascina o qualche piccolo oratorio isolati nella campagna.

I diritti signorili a causa di infeudazioni minori, compravendite o passaggi di successione, potevano essere frammentati sullo stesso territorio. Un signore poteva esercitare il suo potere anche solo su due o tre famiglie così che certi centri abitati, ad esempio Levate, risultavano frazionati tra diversi signori che obbligavano le singole famiglie a tassazioni e imposizioni diverse. Addirittura non era infrequente il caso di frazionamento del potere in senso verticale.

Sugli stessi individui ad un signore spettava l’esercizio della giustizia, ad un altro la riscossione dell’imposta del fodro, ad un altro ancora la decima o il pedaggio su un ponte, o una servitù domestica. Solo i grandi signori potevano esercitare interamente sul loro territorio tutti i poteri attinenti “all’honor et districtus”.

In linea di massima nel territorio bergamasco i contadini non erano vincolati alla terra, come avveniva in aree dell’Italia centrale dove veniva attuato un vero e proprio servaggio della gleba, ma era comunque per loro difficile l’emigrazione. Riporta il Menant notizia di un processo contro uomini di Calusco e Calcinate cui i Canonici negavano il diritto di lasciare il loro fondo.

I giudici riconoscevano loro tale diritto purchè essi continuassero a pagare ai Canonici gli oneri signorili. Il fenomeno di un’emigrazione volontaria di individui e famiglie costretti a pagare sia nella terra di provenienza che in quella di residenza era abbastanza frequente.

Andreina Franco Loiri

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