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Politica

Berlusconi condannato: la sentenza (video)

Di Redazione1 agosto 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

ROMA — Il ricorso Silvio Berlusconi è stato in parte rigettato. Il Cavaliere è stato condannato a 4 anni di reclusione mentre è stata annullata la parte riguardante l’interdizione dai pubblici uffici. E’ questa la sentenza emessa questa sera dalla Corte di Cassazione di Roma che ha analizzato le carte del processo Mediaset, in cui il Cavaliere era stato condannato in primo e secondo grado a 4 anni di reclusione e a 5 d’interdizione dai pubblici uffici. Quest’ultima verrà stabilita nuovamente da una sezione d’appello del tribunale di Milano.

La decisione della Suprema Corte è arrivata dopo 7 ore di camera di consiglio.

Nella sua arringa di tre giorni fa, il procuratore generale della Cassazione Antonio Mura ha sostenuto che l’ex premier Silvio Berlusconi è stato “l’ideatore del sistema delle frodi fiscali” perpetrato con società off-shore in grado di creare fondi neri attraverso la compravendita gonfiata dei diritti televisivi dei film acquistati dalle majors americane.

Per questo Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione, e secondo il procuratore andava confermata per lui e gli altri tre imputati. Tuttavia, sempre secondo Mura, andava ridotta da cinque a tre anni la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Ieri l’arringa del difensore di Berlusconi, l’avvocato Franco Coppi, era stata severa e dura con il pubblico ministero, ma aveva riguardato (finalmente) il merito delle carte processuali senza paventare la persecuzione politica su cui l’altro difensore Niccolò Ghedini, aveva costruito le strategie precedenti.

Nelle sua arringa, Coppia aveva sostenuto che i comportamenti dell’ex premier erano “penalmente irrilevante”, dal momento che manca una specifica “norma antielusiva” per sanzionarlo.

“Berlusconi, come tutti sanno, – ha detto il ‘principe’ dei penalisti – dal 1994 si dedica interamente alla politica e non si occupa più di gestione societaria. Figuriamoci se si interessava delle quote di ammortamento del 2002 e del 2003 quando ormai da 10 anni aveva accantonato queste preoccupazioni, se mai si fosse occupato di cose del genere”.

“Berlusconi – aveva aggiunto Coppi – non è il dominus di nessuna catena truffaldina e mi rammarico che, invece, questa tesi sia stata condivisa ieri anche dalla Procura della Cassazione”.

Oggi la sentenza della Cassazione, molto severa, che conferma in toto l’impianto accusatorio e rimanda, per competenza, al tribunale di Milano la decisione sulla pena accessoria, ovvero l’interdizione, che dovrà essere compresa fra 1 e 3 anni.

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