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Cromo nella Bassa: basteranno i batteri mangia-inquinanti?

Di Redazione29 luglio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Treviglio

Treviglio

TREVIGLIO — Gli esperti che l’hanno utilizzato assicurano che funziona. Di certo è innovativa la soluzione di rimuovere il cromo esavalente dalle falde del trevigliese non con barriere idrauliche ma attraverso batteri che “mangiano” la sostanza inquinante.

Il problema del cromo esavalente nella Bassa è annoso. A farlo emergere in maniera eclatante fu quasi 10 anni fa l’allora capogruppo della Lega Nord a Treviglio, Patrizia Siliprandi. Ne nacque una battaglia fra chi sosteneva che la sola presenza, anche in traccia, della sostanza inquinante in falda e nell’acqua potabile è rischiosa per la salute dei cittadini e chiedeva il rispetto del principio di precauzione, e chi, invece, considera le concentrazioni di cromo VI rilevate al di sotto dei limiti di legge e quindi “non preoccupanti”.

Certo è che in questi anni si è parlato continuamente di metodi di risanamento. L’ultimo della serie è stato messo in campo della “Biosearch”, azienda di Torino che ha già sperimentato la sua tecnica di biochimica su alcuni siti piemontesi e liguri altamente inquinati. Il metodo applicato, in estrema sintesi, consiste nel trasformare, attraverso batteri, il cromo esavalente tossico e cancerogeno presente nella falda in cromo trivalente, innocuo per l’uomo.

Nelle scorse settimane la Biosearch si è occupata della zona circostante la Cromoplastica di Verdellino, la prima delle tre aziende individuate dall’Arpa come fonte dell’inquinamento. Ebbene, i dati sembrano dare ragione ai tecnici. Secondo quanto reso noto, in un pozzo scavato a valle dell’azienda si è passati da 760 microgrammi per metro cubo di cromo VI a soli 5. Mentre in un altro, il valore del cromo esavalente dai 150 microgrammi originari si è dimezzato, arrivando a 70.

Come si è arrivati ai risultati? Nell’ultimo mese, hanno spiegato gli esperti della Biosearch, sono state pompate nel terreno 200 litri circa la settimana di sostanze nutritive. Si tratta di sostanze che moltiplicano la presenza di batteri, ma devono essere preparate ad hoc per ciascun terreno, dopo un’analisi molto accurata. Tra le famiglie micologiche impiegate per il risanamento ambientale, una particolare specie di funghi saprofiti che si nutrono di materia morta e che si sono dimostrati già molto efficaci nel biorisanamento di territori contaminati.

La Biosearch ha già utilizzato questa tecnica in altri siti fortemente inquinati da cromoesavalente frutto di lavorazioni galvaniche. E’ il caso della ex Stoppani di Genova Cogoleto. Oppure la ex Salp di Rivarolo Canavese, in provincia di Torino, che è stata completamente risanata.

Ora toccherà alla bonifica delle vasche della Cromoplastica, attraverso una dozzina di pozzetti in cui verranno pompate le sostanze in pressione. Poi toccherà alla Cromec di Verdellino.

La tecnica di biorisanamento costa molto meno delle altre tradizionali. Per quanto riguarda l’area di Ciserano, invece, la Regione sembra intenzionata a proseguire con la barriera idraulica da 5 milioni di euro messa in campo nei mesi scorsi.

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