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Storia

Bergamo scomparsa: le tasse prima dei Comuni

Di Redazione26 luglio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Riscossione dei tributi

Riscossione dei tributi

Nei secoli XI e XII il territorio bergamasco era organizzato in un insieme di signorie dette “di banno” in cui i grandi proprietari esercitavano il potere proprio dei funzionari pubblici, in particolare l’amministrazione della giustizia civile e penale e la riscossione delle imposte dirette.

Esigevano balzelli per l’utilizzo di strutture di pubblica utilità come mulini, macine, macelli, forni o gualchiere, al cui impiego erano obbligati tutti coloro che erano sottoposti alla loro giurisdizione, e pedaggi per l’attraversamento del loro territorio. Si arrogavano il diritto di imporre corvèes e di pretendere la consegna di prodotti alimentari. Potevano essere patroni della chiesa locale, esigerne le decime e sceglierne l’officiante.

Alcuni di essi esercitavano il potere anche su territori più ampi del proprio patrimonio fondiario coinvolgendo contadini indipendenti o coloni di altri signori. L’insieme dei loro poteri si riassumeva nella formula “honor et districtus”.

Tale situazione, diffusa con poche differenze in vaste zone dell’Italia centro settentrionale, aveva origini complesse, che possiamo riassumere solo sommariamente. Nel territorio bergamasco il vescovo, ottenuti dall’imperatore il possesso e le prerogative giurisdizionali sul “districtus”, ne aveva tenuto per sé solo una parte concedendo le altre in feudo ad enti ecclesiastici o a signori laici. Analogamente si era comportata la famiglia comitale dei Gisalbertini, dopo essere stata allontanata dal potere. Successioni, vendite ed infeudazioni minori avevano in seguito portato ad una parcellizzazione dei poteri.

Grandi signori erano quindi il vescovo, proprietario tra l’altro della zona di Ardesio con le sue ricche miniere di argento e di ferro, i canonici delle due cattedrali, diversi monasteri come quelli di Astino, Pontida, Vallalta e San Paolo d’Argon, casati dell’antica feudalità e famiglie cittadine di più recente ascesa sociale.

Sappiamo dalle ricerche del Belotti che a Calusco “l’honor et districtus” spettante ai canonici di Sant’Alessandro comprendeva la giurisdizione su qualsiasi questione, la pubblicazione di bandi ed editti, la riscossione delle imposte dirette, una contribuzione per la protezione delle compravendite, un’altra per il mantenimento dell’esercito, la prestazione di un paio di polli, di un fascio di fieno e due staia di grano a famiglia, di una vettura fino a Milano o al fiume Oglio, di catene del focolare, vasi da cucina, erbe degli orti oltre a prestazioni personali. Singolare, se vera, una contribuzione per la protezione delle nozze.

Il potere di banno si giustificava attraverso il diritto consuetudinario. Sottolinea Menant che, se un individuo o una comunità reclamavano la propria libertà rispetto al signore, il giudice emetteva la sentenza facendo riferimento al passato. Se in precedenza essi avevano dato segno di assoggettamento, tale soggezione doveva continuare anche nel presente.

Andreina Franco Loiri

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