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Giacomo Stucchi

Il funambolo Letta

Di Giacomo Stucchi18 luglio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Enrico Letta

Enrico Letta

Il barometro del governo segna stabile, ma se bello o brutto non è dato sapere. Imu e Iva, in particolare, sono il tormentone del momento e, per quanto riguarda la tassazione sugli immobili, si va dalla posizione estrema, cavallo di battaglia del Pdl in campagna elettorale, dell’abolizione tout court alla rimodulazione proposta dal Pd.

Le cose non vanno meglio sul fronte dell’Iva, perché la sospensione dell’aumento non ha certo contribuito a fare chiarezza.  Dubbi e incertezze rimangono, soprattutto  sulla possibilità che più avanti alcune  categorie merceologiche possano essere soggette ad aumento e altre invece escluse. Cresce inoltre l’insoddisfazione  da parte delle aziende per il decreto lavoro varato dal governo che, ogni giorno di più,  rivela le sue contraddizioni ma anche i suoli limiti.

Il timore concreto è che gli incentivi temporanei all’assunzione che caratterizzano il provvedimento daranno risultati molto scarsi soprattutto  perché rivolti ad aziende che avrebberocomunque assunto. La temporaneità dei benefici, infatti, serve a poco per quelle imprese che sono allo stremo e che non ce la fanno più a reggere la recessione. Un concetto ribadito dal presidente diConfindustria Giorgio Squinzi, purtroppo  sempre più vox clamantis in deserto,  che nel corso di un’audizione alla Camera ha detto che “le imprese non vogliono dipendere dagli incentivi, che non sono utili neppure per l’occupazione giovanile, ma chiedono misure per la crescita e il taglio del cuneo fiscale”.

Dinanzi a tutto questo ministri ed esponenti della maggioranza che sostiene il governo continuano a litigare a giorni alterni, mentre il presidente del Consiglio Enrico Letta persegue nella sua politica del rinvio. Un esercizio funambolico, fatto di  decisioni rinviate  ma anche di continui compromessi per accontentare le varie componenti politiche che lo sostengono,  che magari gli sarà utile a tenerlo ancora a Palazzo Chigi ma di certo non aiuta cittadini e imprese ad uscire dalla più grave crisi economica del dopoguerra.

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