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Allarme farmacie: i medicinali italiani finiscono all’estero

Di Redazione12 luglio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Allarme farmacie: i medicinali italiani finiscono all’estero
Franco Caprino presidente di Federfarma Lazio

ROMA — Sta destando notevole allarme fra i farmacisti la mancanza sul mercato italiano di alcuni tipi di farmaci, alcuni dei quali considerati salva-vita. Il sospetto è che dietro la “sparizione” ci sia il fenomeno inquietante del mercato parallelo. Ovvero, grossisti e gruppi di farmacie che fanno incetta sul mercato nazionale di medicinali da rivendere all’estero, dove costano molto di più. Per questo Federfarma Lazio ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Bergamosera ha intervistato il presidente Franco Caprino.

Dottor Caprino, come Federfarma Lazio avete presentato un esposto alla magistratura sui farmaci che mancano dal mercato italiano. Perché?
Tengo a precisare che non si tratta di una questione locale, ma riguarda tutto il territorio nazionale. La questione è questa: alcuni farmaci in Italia costano molto molto meno che nei paesi con mercati più importanti e grossi come la Germania e l’Inghilterra. Siccome c’è una direttiva dell’Europa, mal recepita dal governo italiano, che lo consente, abbiamo il sospetto che molti grossisti e qualche farmacia stiano facendo incetta di medicinali sul mercato italiano da esportare all’estero. Da qui il nostro esposto.

Che differenza di prezzo c’è fra un farmaco in Italia e lo stesso in Germania?
Nella documentazione presentata, abbiamo portato l’esempio di un farmaco che costa 53 euro per chi lo va acquistare in farmacia in Italia, e che si vende in Germania a 270 euro. Può immaginare il margine di guadagno.

Ma le case farmaceutiche come si stanno muovendo?
Accade che le case farmaceutiche limitano le forniture agli italiani preferendo l’esportazione perché là guadagnano di più. “Contingentano” i medicinali: non ne danno più di tanti in Italia. I grossisti, e forse anche qualche farmacia o gruppi di farmacie, invece li esportano. Risultato: i cittadini italiani restano senza farmaci.

Di che tipo di farmaci stiamo parlando?
Di farmaci importanti: antidepressivi, antiepilettici, per il morbo di Parkinson. Sono tutti farmaci decisamente importanti, molti dei quali si possono definire tranquillamente “salvavita”.

Come si possono individuare?
Sono tutti farmaci dotati di tracciatura, quindi è facile capire da dove vengono e dove vanno a finire.

Quali sono i mercati più appetibili per questo “mercato parallelo”?
Tedeschi, inglesi, forse olandesi. Vanno nel Nord Europa.

Quanto è esteso questo fenomeno?
Esteso in tutta Italia e notevole. Prima di partire con l’esposto, abbiamo mandato un questionario alle 400 farmacie romane. Ribadisco che quello che sta succedendo a Roma succede anche nel resto d’Italia. Nel questionario chiedevamo ai farmacisti: quali di questi farmaci non trovate? La documentazione è stata allegata all’esposto che abbiamo presentato in Procura.

Avete fatto una stima di quante farmacie e grossisti possano essere coinvolti in questa vicenda?
Non ne abbiamo idea, perché se lo fanno non ce lo dicono.

Chiaro, ma avrete un’idea: si tratta di centinaia o migliaia?
Migliaia di farmacie direi di no, perché per dedicarsi all’esportazione alla stregua di grossisti debbono essere autorizzate. C’è un elenco sul sito del ministero ma anche quella è una cosa anomala, senza chiedere requisiti o controllare che cosa fanno. Certamente la situazione è talmente allettante che spinge molti a fare esportazioni. Ma allo stesso tempo i cittadini italiani vengono privati di questi farmaci.

Il fenomeno, ha spiegato, è nazionale. Allora perché Federfarma nazionale non ha ancora preso posizione?
E’ una domanda che dovrebbe fare ad altre persone. Noi, come Federfarma Lazio, abbiamo avuto il coraggio di farlo. Se ne è parlato anche in assemblea nazionale, poi hanno solo fatto una lettera all’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco-ndr). Una lettera l’abbiamo fatta anche noi, poi è seguito l’esposto alla Procura.

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