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Arte: a Brera due tele del bergamasco Cappella

Di Redazione3 luglio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Francesco Capella, "Fuga in Egitto"

Francesco Capella, “Fuga in Egitto”

Grazie al generoso sostegno di Intesa Sanpaolo, si rinnova l’appuntamento con “Brera mai vista”, un ciclo di esposizioni da anni organizzate da questa Soprintendenza su opere conservate nei depositi della Pinacoteca di Brera.

La presente edizione, la ventinovesima, mostra al pubblico per la prima volta due nuove acquisizioni: l’Annunciazione e la Fuga in Egitto di Francesco Capella (1711-1784), acquistate per la Pinacoteca di Brera dal ministero dei Beni culturali nel 2011, su segnalazione della Soprintendenza per il patrimonio artistico e del Polo museale città di Firenze.

Si tratta dei modelli preparatori di due grandi tele che si conservano nel santuario della Beata Vergine del Miracolo a Desenzano al Serio, commentati nel catalogo-dossier a cura di Amalia Pacia.

Veneziano di nascita, bergamasco d’adozione, Francesco Capella, pur essendo il più dotato allievo di Gian Battista Piazzetta, raggiunse il successo solo dopo i 40 anni, con il trasferimento a Bergamo, divenendo uno dei protagonisti della scena artistica locale. La prima importante commissione in città risale al 1749 e dal 1757, lo spostamento è definitivo su invito del conte Giacomo Carrara e di monsignor Albani per la realizzazione della decorazione del palazzo di Giovanni Antonio Teodoro Albani.

Da allora e per oltre vent’anni, Capella sarà l’artista più richiesto dalla committenza ecclesiastica per l’esecuzione di pale d’altare e di dipinti di soggetto sacro, che, con il tempo, non saranno esenti da una certa ripetitività, pur con una tenuta pittorica sempre accurata.

Il linguaggio di Capella si aggiorna sull’esempio di Sebastiano Ricci, delle opere del conterraneo Francesco Polazzo, pure molto presente in territorio bergamasco, e del veronese Giambettino Cignaroli, affrancandosi dall’iniziale maniera piazzettesca per una visione più sentimentale e un’esecuzione a tratti morbida e trasparente, in un nostalgico e impossibile ritorno alla grande pittura veneziana di primo Settecento. Come avviene nei quadri in piccolo qui esposti, che si possono ritenere prove da esibire ai committenti del santuario, secondo una pratica di lavoro non infrequente nel Capella.

Nei deboli rimandi a prototipi di Piazzetta e di Giandomenico Tiepolo, “L’Annunciazione” e la “Fuga in Egitto” esibiscono una pittura più crepitante, che si manifesta in particolare nei panneggi, sollevati in creste sottili di materia, e nelle nubi increspate in fini ma corposi tratteggi.

Incantevole poi, nella “Fuga in Egitto”, il paesaggio di case basse all’orizzonte, reso con un’unica striatura di rosa intenso e con sintetici tocchi bruni, interpretato nei toni di una pacata favola elegiaca.

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