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Storia

Bergamo scomparsa, prima del Comune: le due cattedrali

Di Redazione20 giugno 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La colonna che ricorda l'antica basilica alessandrina

La colonna che ricorda l’antica basilica alessandrina

Nel compendiare la storia della Bergamo precomunale non possiamo non accennare ad un fattore che ebbe all’epoca notevole rilevanza e in seguito richiese addirittura l’intervento papale. A Bergamo due chiese si contendevano il titolo di cattedrale.

La prima, dedicata a Sant’Alessandro, si trovava all’esterno della cinta medioevale e fu distrutta per la costruzione delle mura venete. In suo ricordo esiste attualmente una colonna all’inizio di via Borgo Canale, definita nei documenti “antiquam et excelsam eiusdem basilicae columnam”.

Il sacro edificio era tanto significativo per i Bergamaschi che la sua immagine fu impressa su una faccia del “pergaminus”, la moneta della città. Ne tratteremo con maggiore ampiezza in una puntata futura.

L’altra chiesa, dedicata a San Vincenzo, sorgeva nel centro cittadino sul luogo dell’attuale Duomo. Pur in assenza di documentazione attendibile, si ritiene probabile, conformemente a quanto accadde in altre città, che nei primi tempi del dominio longobardo sia stata destinata al culto ariano e tornata poi al cattolicesimo con la conversione di quella popolazione.

Entrambe le chiese erano dotate di un “Capitolo di canonici”, chierici addetti alla cattedrale i quali non necessariamente erano sacerdoti. Sottolinea lo studioso Antonio Pesenti che essi potevano aver raggiunto i gradi inferiori del diaconato oppure non aver neppure ricevuto l’ordinazione a presbitero.

Ai canonici delle due cattedrali spettava l’elezione del vescovo, che veniva sempre scelto all’interno dei due “capitoli”. Alla loro approvazione dovevano obbligatoriamente essere sottoposti, pena l’invalidità, gli atti episcopali di maggior rilievo.

Poiché, come abbiamo visto, il vescovo aveva anche giurisdizione politica e civile, i canonici controllavano in pratica la vita pubblica bergamasca. Ovvio quindi che le designazioni a canonico fossero oggetto di disputa tra le maggiori famiglie cittadine.

Di diritto però le nomine erano riservate ai Capitoli stessi, i quali, come osserva il Pesenti “venivano così a configurarsi come due circoli distinti e chiusi”, ognuno dei quali perseguiva gli interessi di un insieme di casati fra loro alleati.

Nel 1125 un tentativo del Vescovo Ambrogio di gestire o per lo meno di controllare le elezioni fallì per intervento del Papa che accolse le ragioni del canonici.

Fra i compiti e i diritti canonicali erano quelli di dare l’assenso alla costruzione di nuove chiese, di ammettere i titolari ai benefici ecclesiastici, incarichi che comportavano notevoli prebende, di partecipare agli scrutini per decidere la riconciliazione dei pubblici peccatori alla Chiesa.

La cerimonia di riammissione aveva luogo solennemente il giovedì Santo nella chiesa di San Vincenzo alla presenza del Vescovo e di entrambi i Capitoli.

Andreina Franco Loiri

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