iscrizionenewslettergif
Storia

Bergamo scomparsa: prima del Comune, il vescovo-conte

Di Redazione11 giugno 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'ingresso alla Curia di Bergamo

L’ingresso alla Curia di Bergamo

Nell’intento di chiarire meglio le modalità di formazione del Comune bergamasco continuiamo il compendio dei momenti particolarmente significativi della storia che lo precedette.

Abbiamo visto nell’ultimo incontro come il “comes” di Bergamo e il vescovo difendessero insieme la città nell’assedio portatole nell’894 dalle truppe tedesche. Ma proprio in seguito a tale avvenimento, l’equilibrio di potere tra la famiglia comitale dei Gisalbertini e l’Episcopio, probabilmente già minato in epoca precedente, si ruppe.

Nel 904 l’imperatore concedeva al vescovo Adalberto, liberato dalla prigionia, i “districta civitatis”, la giurisdizione sulla città. Il vescovo diveniva l’unica persona autorizzata ad esercitare il potere politico sulla città e sul suburbio.Lo stesso fenomeno si stava verificando in altre città italiane. Essendo il titolo comitale divenuto ereditario, l’imperatore preferiva conferire poteri ai vescovi, i quali non potevano vantare eredi legittimi.

I Gisalbertini venivano così esautorati nell’ambito urbano dall’esercizio delle funzioni delle quali erano stati titolari da più di un secolo. Essi del resto erano da tempo entrati in conflitto con la maggior parte della popolazione cittadina oppressa dai loro ministri. Ritiratisi verso la pianura e poi verso il Cremasco, videro progressivamente diminuire i loro poteri anche sul territorio ma non sparirono del tutto dalla scena politica.

Conservavano il titolo di conti palatini e contavano sostenitori nella città e nel contado. Pur nel silenzio delle fonti gli storici ritengono che essi abbiano ripetutamente tentato di riacquistare il potere perduto, alimentando i conflitti cittadini.

Nell’epoca immediatamente precedente alla formazione del Comune Bergamo era quindi governata su mandato imperiale dal vescovo-conte. A coadiuvare la sua attività erano anzitutto i Capitoli dei Canonici, che saranno protagonisti della prossima puntata, ma anche i rappresentanti dei maggiori casati cittadini e alcuni membri dell’aristocrazia feudale del contado.

La presenza di un gruppo dirigente laico che divideva con il vescovo le responsabilità di governo risulta documentata nelle decisioni di maggior rilievo, nonché ai placiti dell’imperatore e dei suoi inviati. Si trattava di un numero ristretto di famiglie fortemente legate fra loro da legami di parentela e di affari, ma spesso divise da rancori feroci.

Vedremo nella prossima puntata come neanche allora Bergamo fosse in pace. A giudizio della studiosa Storti Storchi, il governo del vescovo-conte si dimostrò comunque più attento alle necessità cittadine di quanto fosse stato il dominio comitale e fu maggiormente gradito alla popolazione della quale ebbe in gran parte l’appoggio.

Andreina Franco Loiri

Leggi le altre puntate di Bergamo scomparsa
Bergamo scomparsa: la bibliografia

Prima del Comune: Bergamo nell’alto Medioevo

Crocette d'oro trovate a Zanica Il Comune fu un’organizzazione politica del tutto nuova, che scardinava le forme di governo precedenti. ...

Bergamo scomparsa, prima del Comune: le due cattedrali

La colonna che ricorda l'antica basilica alessandrina Nel compendiare la storia della Bergamo precomunale non possiamo non accennare ad un fattore che ...