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Quelle accise assurde che gravano sulla benzina

Di Redazione22 maggio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Benzina

Benzina

BERGAMO — L’argomento del giorno sono le misure che il nuovo governo sta adottando per risanare la nostra economia. L’abolizione dell’Imu fa la parte del leone ed è sicuramente giusta per quanto riguarda la prima casa come altrettanto, fatti i dovuti distinguo, lo è il pagamento per le seconde e terze case: case di villeggiatura, appartamenti in affitto (dove non deve succedere che i proprietari aumentino le spese condominiali, per ammortizzare l’esborso dovuto a questa tassa).

Si parla di altre misure: lotta alla disoccupazione, aiuti al lavoro giovanile,riduzione delle spese della politica. Tutte belle intenzioni (per ora) ma non si fa alcun accenno ad un intervento sulle accise che lo Stato, da decenni, ci obbliga a pagare ogniqualvolta ci rechiamo a fare benzina.

Del resto lo smodato aumento del carburante si ritorce anche sul mercato dell’auto e i numeri di questi ultimi anni lo dimostrano chiaramente. Sappiamo tutti che quando aumenta il prezzo del barile di petrolio, inevitabilmente aumentano tutti i derivati, carburante in primis.

Vediamo anche che, se il barile diminuisce, a questo ribasso non fa seguito un analoga riduzione del costo della benzina. I cosiddetti esperti non sono in grado di dare spiegazioni plausibili perché mai riuscirebbero a giustificare i balzelli con cui lo Stato si appropria dei nostri soldi, quando andiamo a fare benzina.

Ecco l’elenco delle accise sui carburanti fino all’avvento dell’euro:
Una tassa sul finanziamento della guerra in Etiopia (1935)
Una tassa sul finanziamento dela crisi del canale di Suez (1956)
Una tassa sulla ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
Una tassa sulla ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
Una tassa sulla ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
Una tassa sulla ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
Una tassa sulla ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia (1980)
Una tassa sul finanziamento della missione in Libano (1983)
Una tassa sul finanziamento della missione in Bosnia (1996)

A questi “prelievi” dalle nostre tasche, si aggiungono quelli creati ad arte, dopo l’introduzione del’ euro. Due esempi per tutti: l’acquisto di autobus ecologici e il rinnovo contratto dei ferrovieri. E ce ne sarebbero altri: il finanziamento alla cultura, l’arrivo degli immigrati dalla Libia, il decreto Salva Italia e quelle (uniche accettabili, per le ricostruzioni post-terremoti).

In genere gli elenchi sono solo fredde enumerazioni di cifre o di fatti ma questo è un elenco che non lascia affatto insensibile chi
è costretto a subire aberranti imposizioni da chi ci governa e mi chiedo fino a dove le istituzioni credano di poter arrivare.

Signori che fate politica, sapete bene quanto il prezzo della benzina incida sul bilancio delle famiglie italiane. Se volete recuperare un po’ di quella credibilità persa in tanti anni, e voi sapete perché,intervenite sul prezzo del carburante. Gli italiani tireranno una boccata d’ aria e forse qualcuno, particolarmente buono e ingenuo, vi dirà grazie.

Giorgio Giannitti

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