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Economia

Aumento dell’Iva: 26mila imprese a rischio chiusura

Di Redazione20 maggio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

ROMA — Mentre con la sospensione dell’Imu e il rinvio a settembre, un palliativo che sostanzialmente nono cambia una virgola sul fronte tasse, gli italiani si preparano a una nuova stangata. Quella dell’Iva.

Dal prossimo 1 luglio, a meno di correttivi clamorosi ed estemporanei, l’imposta sul valore aggiunto crescerà di un punto ulteriore dopo l’aumento dello scorso anno.

Da luglio dunque l’Iva salirà del 21 al 22 per cento. Ciò si tradurrà, secondo i calcoli di Confcommercio, in un aggravio medio, per una famiglia di tre persone, di 135 euro l’anno.

Secondo l’ufficio studi di Confcommercio si tratterà di un ulteriore colpo ai consumi già depressi, visto che l’aliquota standard Iva riguarda circa il 70 per cento dei consumi totali.

E mentre le politiche di austerità stanno segnando la morte del paese, cresce il rischio di un’esplosione sociale. Anche perchè l’aumento dell’Iva dell’uno per cento acuirà la situazione di crisi per il commercio al dettaglio. Stando ai calcoli, 26mila imprese del settore potrebbero scomparire entro fine anno.

Questa seconda Confcommercio, la previsione del saldo natalità-mortalità alla luce del possibile nuovo scatto dell’imposta sui consumi.

Ancora peggiori le stime delle associazioni dei consumatori. Tra Iva, scadenza Imu e Tares di dicembre, potrebbe arrivare una batosta 2013 da 734 euro a famiglia. Lo calcola Federconsumatori, sommando i rincari per ogni singola imposta: 45-45 euro per la Tares, 207 euro per l’Iva, 480 euro medi per l’Imu.

Carlo Scotti-Foglieni

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