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Provincia

Pioggia e frane: agricoltura sotto pressione

Di Redazione17 maggio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Agricoltura bergamasca sotto pressione

Agricoltura bergamasca sotto pressione

BERGAMO — “Non solo l’agricoltura bergamasca sta annegando sotto la pioggia incessante, ma si trova a fare i conti anche con la fragilità del terriritorio che gli effetti del maltempo stanno facendo emergere in tutta la sua gravità”. Lo sostiene la Coldiretti di Bergamo in un comunicato.

Se nella Bassa Bergamasca le grandi quantità di pioggia allagano i terreni rendendo impossibili le semine del mais ormai in ritardo di due mesi e la raccolta degli erbai che per la maggior parte risultano allettati e fradici e stanno già iniziando a marcire, nelle zone collinari e montuose preoccupano anche le frane e gli smottamenti.

Antonella Cometti, titolare dell’omonima azienda agricola situata ad Azzonica, frazione di Sorisole, questa mattina quando si è recata alla stalla per mungere le bovine da latte che alleva si è trovata una brutta sorpresa: la collina situata dietro l’azienda era franata, l’acqua e la terra avevano invaso la sala di mungitura e parte della stalla.

“Non ci aspettavamo di trovare uno scenario simile – racconta Cometti – ieri sera non abbiamo notato avvisaglie particolari. Nella notte è scesa però veramente tanta pioggia e il terreno non ha tenuto. Io e mio marito ci siamo rimboccati subito le maniche per cercare di tamponare la situazione, mettendo come prima cosa al riparo i circuiti elettrici della sala di mungitura e della stalla, per evitare danni ben peggiori. Ora stiamo cercando di drenare l’acqua e di spalare il fango per riportare la situazione alla normalità”.

La Coldiretti bergamasca ha lanciato più volte l’allarme sulla fragilità del territorio provinciale. Bergamo infatti è la terza provincia a livello lombardo per numero di smottamenti, dopo Sondrio e Brescia. L’allarmante podio è stato conquistato con le 29.608 frane registrate al 2012, l’11 per cento in più rispetto al 2006, quando gli eventi franosi registrati erano 26.583 (elaborazioni Coldiretti Lombardia su dati Iffi – Inventario fenomeni franosi in Italia).

“Il dissesto idrogeologico del nostro territorio ha raggiunto livelli preoccupanti – spiega il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio – e il ripetersi di frane e smottamenti deve suonare come un campanello d’allarme da non sottovalutare. L’eccessiva cementificazione delle aree agricole di montagna e collina più produttive, privando le aziende agricole della loro fonte di sostegno principale, ha compromesso la sopravvivenza di molte di esse, determinando l’abbandono di tante altre aree prima coltivate o comunque mantenute che ora, in assenza dell’agricoltura, generano maggiori criticità idrogeologiche. E’ importante invece salvaguardare l’attività agricola perché i terreni coltivati, grazie alla loro capacità di assorbimento, rappresentano un vero e proprio airbag naturale contro l’impatto dell’acqua”.

La cementificazione e il consumo di suolo sono un problema per la Bergamasca che, secondo i dati del sesto Censimento generale dell’Agricoltura elaborato dall’Istat, dal 2000 al 2010 ha perso il 23 per cento del proprio suolo agricolo.

“Le grandi opere infrastrutturali che sono state costruite negli ultimi anni – sottolinea il direttore di Coldiretti Bergamo Gianfranco Drigo – non hanno certo migliorato la situazione dal punto di vista ambientale. Si dovrebbe fare una riflessione anche sui piani di governo del territorio a volte inesistenti e a volte tarati più sulle esigenze di cassa dei Comuni che sulla conservazione delle aree a verde agricolo. In molti casi a fronte di un eccesso di consumo di suolo ci sono case invendute o capannoni vuoti in aree che non potranno poi più essere recuperare all’utilizzo agricolo e ambientale”.

Vista la straordinarietà della situazione e il perdurare del maltempo, gli uffici della Coldiretti bergamasca, in stretta collaborazione con i dirigenti presenti nelle varie sezioni, hanno avviato un monitoraggio nelle campagne, per avere un quadro più preciso della situazione e capire se esistono le condizioni per chiedere lo stato di calamità naturale.

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