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Cultura

Il regista Larrain racconta la sconfitta di Pinochet

Di Redazione16 maggio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La locandina del film "No, i giorni dell'arcolabeno"

La locandina del film “No, i giorni dell’arcolabeno”

Siamo nel Cile di Augusto Pinochet. Il regista Pablo Larrain filma e documenta un pezzo di storia cilena con il suo colorato “No – I giorni dell’arcobaleno”. E’ il 1988, dopo il colpo di stato (1973) che portò al potere il generale Pinochet e 15 anni di dittatura, viene indetto un referendum per rispondere alle numerose pressioni internazionali di democrazia. L’elettorato dovrà decidere tra il “sì” e “legittimare” in questo modo il potere del generale e il “no” con il quale dovrà invece lasciare.

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I leader dell’opposizione – sostenitori del No – convincono un pubblicitario, Renè Saavedra (Gael Garcia Bernal), apparentemente non schierato politicamente, a seguire la loro campagna elettorale. Il regime concede una copertura televisiva per la campagna del “NO” di soli quindici minuti, con notizie, programmi e spot da trasmettere ogni sera. Nonostante i rigidi controlli e con i pochi mezzi a disposizione i pubblicitari riescono a lanciane lo slogan No “sta arrivando la felicità” a utilizzare come simbolo un arcobaleno. Il concetto creativo della campagna non è un messaggio di dolore ma di gioia e allegria. I colori dell’arcobaleno includono le anime di tutti i partiti e le tendenze politiche di coloro che sostengono in modo democratico e con le loro diversità il NO.

“La migliore mossa della campagna per il No è stata quella di sfruttare a suo vantaggio, da una parte, il sistema neoliberale messo in moto dalla dittatura, e dall’altra, la democratizzazione dei media dallo stato rudimentale in cui si trovavano a quell’epoca. Si può dire che la campagna abbia superato la destra sia da sinistra che da destra. Hanno fatto ricorso all’ottimismo e alla felicità in un paese sommerso dal doloroso shock della sua recente politica” dichiara Gael Garcia Bernal che con il suo Saavedra rappresenta il risveglio politico.

La vittoria del No mise fine alla dittatura e costrinse il paese a reintrodurre la democrazia con libere elezioni nel 1989. Uno degli artefici di questa campagna contro il NO fu il pubblicitario Eugenio Garcia che spiega il cuore dell’idea: “Il no non è un candidato o una persona con una faccia e una personalità ma un concetto. Dovevamo creare questo concetto, l’etica che quel movimento sociale voleva impiantare nel paese, senza mostrare l’ansia di cacciare Pinochet dal potere. Questo fu il fondamento della campagna. La gente sentiva da un lato la paura di ritornare ad una dittatura più dura e dall’altra di lanciarsi in un grande cambiamento, magari foriero di vendette. Noi facemmo una campagna inclusiva, in modo che tutti si sentissero rappresentati”.

Tratto dall’opera teatrale The Referendum di Antonio Skarmeta, il regista trentasettenne cileno chiude una coraggiosa trilogia iniziata con le pellicole Post Mortem in cui ha raccontato l’origine della dittatura del proprio paese, Tony Manero il momento più drammatico e con No – I giorni dell’arcobaleno la sua fine. Per ottenere un’immagine simile a quella degli anni 80 ha utilizzato lo stesso formato degli archivi originali.

Un film vero che guarda al futuro e prova a riconciliarsi con il passato “il No ha vinto con un messaggio di pacificazione, perché vedeva il Cile già pacificato. La certezza emotiva che avevamo veramente vinto l’ho avuta il giorno successivo al voto, quando la gente incominciò ad abbracciare i poliziotti. Una situazione nuova, con gli abbracci che avevano sostituito le pietre” dichiara Garcia.

Paola Medori

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