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Carlo Scotti

Il Presidente del Consiglio? Potevo farlo anch’io…

Di Carlo Scotti Foglieni14 maggio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Scotti Foglieni

Scotti Foglieni

A ben guardare siamo passati dal governo dei professori a quello degli assistenti universitari senza colpo ferire.
Il premier Letta sembra l’equivalente politico di uno di quegli accademici che aspettano troppo tempo per avere una cattedra e nel frattempo diventano dei giovani vecchi.
Almeno questa è l’impressione che si ha guardando l’azione del governo.
Dopo il governo Monti, che ci ha massacrato di nuove tasse in nome di uno spread che adesso gli fa le pernacchie, abbiamo adesso il governo del “potevo farlo anch’io”.
Non sovviene altra riflessione guardando la pochezza espressa da un Presidente del Consiglio che in ragione dell’ora e della sua età forse dovrebbe osare di più e darci miglior prova di sé.
Quello che serve al Paese è il coraggio delle scelte, e non sono nemmeno grandi scelte, qui nessuno deve andare in guerra, affrontare una epidemia di peste bubbonica o una guerra civile, si tratta di piccole scelte, “sceltine” cose da poco.
Cose che qualsiasi famiglia ha fatto già da tempo, sicuramente meglio di quanto potrà mai fare il nostro governo: tagliare le spese, eliminare gli sprechi, economizzare i costi.
Il nostro amato stato costa quasi 800 miliardi di euro l’anno. In un momento in cui tutti tirano la cinghia il costo dello stato continua ad aumentare, e le cose non si risolvono con il taglio delle indennità parlamentari.
Certo quello è un problema di equità sociale, di etica collettiva, se il popolo ritiene che determinati compensi siano troppo elevati, non etici, e rappresentino un privilegio anziché una indennità per l’incarico che si svolge allora vanno ridimensionati.
Ma il problema non è quello. Il problema è strutturale. Siamo passati dall’era della carta a quella dell’informatica senza che questo fatto, che ha portato economie e efficienze di nuova natura ovunque, abbia inciso minimamente sulla struttura dello stato dal momento che la burocrazia, per autoconservarsi, ha continuato ad inventare adempimenti inutili.
Con un doppio effetto negativo: gonfiare i costi e complicare la vita alla gente.
Tagliare le spese del 10% in tre anni non solo è possibile, è un dovere civico. E insieme alle spese bisogna tagliare i costi della burocrazia per i cittadini almeno di un 15%.
Se questo governo non è capace di tagliare le spese del 10% allora sarà il caso di cambiarlo e di mandare al governo dei pensionati con la pensione minima, che di spese ne hanno tagliate decisamente di più.
Il 10% sono 80 miliardi, il quadruplo del gettito IMU, e il 10% deve essere un punto di inizio, non un punto di arrivo.
Allo stesso modo bisogna incidere sugli  adempimenti inutili. La lotta alla burocrazia in Italia sembra sempre una battaglia persa in partenza, ma invece è semplice.   Si fissano eliminano le sanzioni per gli errori formali, che sono una vergogna per un paese civile, multare uno perché sbaglia in buona fede è incivile, e si introducono le sanzioni (un tanto a pratica inutile) per i funzionari e gli uffici pubblici e para-pubblici, con il divieto di legge di assicurare questo rischio e l’obbligo per l’ente per cui lavora il dipendente di pagare la multa trattenendo le somme ai dipendenti.
Non è difficile, solo faticoso.
Spostare le scadenze, cambiare tasse vecchie con imposte nuove sono esercizi assolutamente inutili per la ripresa del Paese, girare l’Italia in auto blu a fare bei discorsi vuoti è una cosa che possono fare proprio tutti,.
Per tanto così viene proprio da dire “potevo farlo anch’io…”

Carlo Scotti-Foglieni

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