iscrizionenewslettergif
incubatore-728x90gif
Storia

Bergamo scomparsa: i percorsi del commercio

Di Redazione13 maggio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
bergamo scomparsa, foto, arte, storia

Edificio di via Gombito erroneamente indicato come domus mercatorum

Ci sono pervenuti alcuni elenchi di mercanti cui si ingiungeva nel 1252 di presentarsi per l’iscrizione avanti ai consoli del paratico di Bergamo. Sono 68 nominativi riguardanti la città, 43 la Valle Imagna 43, 32 la Valle Brembana 32. Una citazione relativa ai mercanti della Valle Seriana non precisa il numero né i nomi.

Poiché sicuramente molti altri elenchi sono andati perduti, i documenti in nostro possesso sono tutt’altro che esaustivi. Ci consentono però di rilevare la consistenza dell’attività della mercatura, diffusa sia in città che nelle valli, queste ultime obbligate a sottostare alle disposizioni del paratico cittadino. A questo proposito vogliamo evidenziare la notevole presenza di famiglie di mercanti della Val d’Imagna, che, arricchitesi ed inurbatesi, ritroveremo due secoli dopo come committenti dei più bei palazzi di via Pignolo, a Bergamo.

Rispetto ad altre città lombarde, Bergamo risulta aver giocato in campo commerciale un ruolo di minor rilevanza. I trasporti delle merci allora privilegiavano le vie fluviali e marittime. Il corso del Po era, nell’Italia settentrionale, la principale via di traffico e per raggiungerla i mercanti dovevano sottostare alle ispezioni e ai dazi dei centri urbani che ne rivendicavano il controllo. Per i bergamaschi, in particolare, Cremona. Come asserisce Patrizia Mainoni, Cremona era di fatto il porto di Bergamo.

L’altra direttrice portava verso Genova e richiedeva il versamento di tasse e pedaggi non solo alla città di destinazione, ma anche a quelle di transito.

In effetti la corporazione mercantile non assunse a Bergamo la rilevanza che ebbe in altri centri urbani lombardi. Ne è prova, secondo la Mainoni, il fatto che le attività cambiarie, altrove svolte dai paratici “mercatorum”, a Bergamo spettavano agli orefici. Inoltre spettavano al Comune, in particolare al teloneo generale municipale, gli accordi daziari con le altre città e i provvedimenti per la sicurezza dei percorsi mercantili.

Nella seconda metà del Trecento, una pur scarsa documentazione sembra indicare un incremento delle attività dell’associazione, in particolare cita l’esistenza di una “domus” che riteniamo collocata nella piazza Mercato delle scarpe, accanto all’ex chiesa di San Rocco, all’angolo con via Rocca. Qui i “consules ”coadiuvati da notai dirimevano le questioni giudiziarie relative alla mercatura.

Non ha invece alcuna attendibilità l’indicazione di una “domus mercatorum” al numero 1D-3 di via Gombito, edificio risalente al secolo XI. Interessante il cortile con notevoli tracce di affreschi. Due stemmi quattrocenteschi sui lati dei due pilastri informano dell’appartenenza dell’edificio a Defendo Gambirasio (un gambero) e alla moglie Caterina Moioli (un bicchiere di vino). Comunque già i documenti del XIII secolo ci testimoniano la presenza di singoli mercanti-imprenditori di notevoli capacità economiche e anche di “compagnie” formate su base non solo parentale e quindi di necessità costituite con atto notarile e conferimento di capitali.

Mercanti e “compagnie” erano attivi soprattutto nella lavorazione e nel commercio della lana. Il “panno di Bergamo”, tessuto di qualità non alta, ma proprio per questo rispondente alle richieste di una larga fascia di mercato, era anche il prodotto maggiormente commercializzato nella fiera di Bergamo.

Di antichissima origine la fiera si svolgeva ogni anno in occasione della festa di Sant’Alessandro in località “Prato” comprendente tutta la zona tra l’attuale Sentierone e la chiesa di San’Antonio di Vienne, attuale chiesa di San Marco o Santa Rita presso le Poste centrali. Lo spazio è chiaramente raffigurato nella pianta prospettica seicentesca del Macheri, dove una duplice fila di alberi prefigura l’attuale Sentierone. La rappresentazione più antica è però in un disegno che abbiamo già considerato e che è contenuto in un codice della biblioteca di Mantova.

Andreina Franco Loiri

Bergamo scomparsa: le corporazioni fra città e campagna

sant'eligio, santa maria maggiore, bergamo Abbiamo visto nell’ultimo incontro come l’attività lavorativa in età comunale fosse nella quasi totalità inquadrata ...

Bergamo scomparsa: la guerra della lana

Frati impegnati nella lavorazione della lana Tra il XII e il XIII secolo il territorio bergamasco conobbe un momento di intenso ...