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Politica

Dalmine: la lettera di dimissioni dell’assessore Iodice

Di Redazione9 maggio 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianluca Iodice

Gianluca Iodice

DALMINE — Riceviamo e pubblichiamo questa lettera con la quale l’assessore alla Cultura del Comune di Dalmine Gianluca Iodice rassegna ufficialmente le dimissioni dal suo incarico nell’esecutivo.

“Carissimo Sindaco,
con questa mia Ti comunico la decisione di rassegnare le dimissioni dal ruolo di Assessore alla Cultura, Tradizione e Pubblica Istruzione del Comune di Dalmine che ho ricoperto dal 17 giugno 2009 su Tuo incarico.

Questa (lo sai bene) è una decisione che ho in animo da tempo e che ho rinviato più volte facendo seguito ai Tuoi inviti a resistere nonostante tutto. Ma essa oggi va presa per il bene della Città di Dalmine. La mia permanenza in Giunta rischia infatti di essere pregiudiziale per il buon andamento dell’Amministrazione e, poiché nessuno è indispensabile, ritengo sia miglior cosa farmi da parte nella speranza che questo mio atto riporti sulla strada della ragionevolezza l’Assessore Fabio Montevecchio e i Consiglieri del Popolo della Libertà (partito di cui sono orgoglioso di far parte sin dalla sua fondazione) Raffaele Carrara, Leonardo Greco, Pierluca Colombo e Adriano Zeggio.

La loro richiesta, più volte ribadita con grande insistenza, di voler cancellare con un colpo di spugna la massima parte dei fondi messi a disposizione per le scuole, per le attività culturali e per la comunicazione è per me palese manifestazione di sfiducia nel mio operato. Nascosta dietro i velami della volontà di far tornare i conti del bilancio preventivo 2013 emerge infatti l’avversione che alcuni esponenti del Pdl di Dalmine hanno nei miei confronti. È tale il loro livello di acredine che può essere ahimè ben rappresentato dalla frase, riportata in una riunione con il Coordinatore Provinciale e a loro attribuita (senza che nessuno la smentisse ma anzi suscitando cenni d’approvazione da parte degli autori): «Il mostro andava ucciso da piccolo».

Una tale conflittualità, immotivata dal punto di vista amministrativo poiché i risultati del mio operato sono riconosciuti da più parti e in linea con il nostro programma, è dovuta solo a rancori personali che ancora oggi fatico a comprendere, ma che sono così radicati in alcuni consiglieri da trasformare una questione personale in una diatriba politica che mette a rischio l’operato del Comune e i servizi erogati ai cittadini.

Ancor prima dell’inizio del loro mandato, queste persone hanno palesato la volontà di escludermi dalle attività del Partito e di intralciare in ogni modo le iniziative da me assunte in campo amministrativo. Lo hanno fatto in ogni modo e con un accanimento da lasciare sbigottiti: con interrogazioni e interventi ostili in Consiglio Comunale, con comportamenti scorretti, diffondendo voci infondate, riportando a parti terze i contenuti riservati delle riunioni di sezione in modo da inficiare la realizzazione del programma da tutti firmato, rigettando con il loro voto le proposte di deliberazione senza nemmeno voler entrare nel merito col fine di rafforzare (in maniera evidente a tutti) la loro alleanza con elementi dichiaratamente opposti all’Amministrazione da Te guidata.

Come non ricordare l’interrogazione in merito alle celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, mirante a insinuare sospetti sull’operato dell’Amministrazione? E lo sfregio poi della mancata partecipazione alle tante iniziative organizzate in quell’occasione dei Consiglieri del Pdl, che invece hanno dato la loro adesione a una manifestazione dell’opposizione? Come potrei dimenticare le affermazioni ormai celebri del Consigliere Zeggio sui costi della Biblioteca, che ci hanno trasformato nello zimbello della cittadinanza? Come potrei passare sotto silenzio il voto contrario rispetto a una delibera di presa d’atto delle richieste delle famiglie di Dalmine in merito ai futuri Istituti Comprensivi con argomenti identici a quelli delle minoranze, non a caso ispirati da persone a queste legate e pedissequamente ripetuti senza cognizione di causa? Questi sono avvenimenti noti a tutti perché riportati dai mezzi d’informazione. Ma solo noi possiamo sapere quali e quanti sono stati gli sgambetti che non sono diventati di dominio pubblico.

Da ultimo, la scelta, da parte del capogruppo Greco, a nome di una parte dei Consiglieri del Pdl, d’imporre mezzo stampa e a modi d’ultimatum la linea per il bilancio di previsione 2013, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Riportando a suo modo e secondo le sue capacità i contenuti delle discussioni di Giunta nonché di incontri riservati (con l’aggravante di un metodo che potrebbe anche dare adito a conseguenze sul piano legale perché dannoso per l’Amministrazione), Greco afferma infatti che la Lega e l’Assessore Iodice vorrebbero aumentare le tasse ai cittadini contro le proposte del Pdl. Ritengo che ci voglia un bel coraggio, e anche una bella dose di sfacciataggine, a muovere (da parte del Pdl) una critica tanto accesa dopo che le proposte di bilancio redatte dall’Assessore Montevecchio (sempre Pdl) prevedono proprio un innalzamento dell’IMU sulle imprese pari al 3%, arrivando al massimo consentito dalla legge con effetti disastrosi sull’economia e l’occupazione della nostra Città.

Greco e i suoi, oltre a mettere in sordina le loro idee quanto a politica fiscale, omettono poi un’altra parte fastidiosa delle loro proposte: infischiandosene delle esigenze della cittadinanza, mettendo fra parentesi il bene comune, dimenticando gli impegni del programma, hanno deciso di cancellare di fatto l’Assessorato alla Cultura, Tradizione e Pubblica Istruzione, tagliando ancora (dopo le già pesanti riduzioni del 2012) e in modo radicale i fondi messi a disposizione delle scuole statali, della biblioteca e della cultura. Al punto che persino il tradizionale e sentitissimo Concerto del 6 Luglio viene abolito, al punto da non avere più uno strumento di comunicazione per spiegare le nostre scelte alla cittadinanza, al punto da non poter erogare nessun finanziamento per i progetti didattici o dare contributi alle scuole per gli alunni disabili, al punto da mortificare i fondi per quell’autonomia scolastica che è da sempre al centro delle proposte del Pdl, al punto da dare il colpo mortale a quelle iniziative progettate in collaborazione con l’associazionismo e che stanno cambiando il modo di far cultura a Dalmine in quell’ottica di sussidiarietà tanto cara al mio partito e che ho tentato di tradurre in realtà a Dalmine.

Più tasse, niente servizi: il peggior risultato possibile. Il Pdl di Greco e colleghi (fingendo di voler limitare la tassazione quando proprio loro si sono rifiutati d’intervenire pubblicamente, a seguito di mia proposta, contro le politiche nazionali di tagli scriteriati ai comuni e d’inaudito tassa-e-spendi che abbiamo subito durante l’annus horribilis montiano) vuole colpire imprese e istruzione, due settori che sono stati al centro delle proposte programmatiche del Pdl e di Silvio Berlusconi alle ultime elezioni politiche. Se poi ci si chiede perché lo fanno, c’è da rimanere senza parole. Per acredine personale, per invidia, per questioni correntizie di partito, cercando di colpire il sottoscritto colpiscono in realtà i cittadini, la Pubblica Istruzione, la Cultura. Bel modo di fare gli amministratori.

Non ho intenzione di avallare questa politica. La manifestazione della mia contrarietà è quindi affidata a quest’ultimo atto: le dimissioni. Tale gesto, che mi costa tantissimo per la passione (certo, non scevra da errori, lo ammetto) che ho messo in questi anni nello svolgere il mio incarico, è il mio modo per dire basta. Per denunciare a tutti i cittadini di Dalmine quello che queste persone hanno fatto e stanno facendo.

Perché è un segreto di Pulcinella il tentativo (messo in atto da queste persone e iniziato l’8 giugno 2009, il giorno dopo le elezioni) di delegittimare quest’Amministrazione per poi giustificare la spaccatura della coalizione di Centrodestra (che, lo ricordo, ci ha permesso di vincere le consultazioni Regionali solo qualche mese fa) in vista di nuove, inedite e innaturali alleanze alle elezioni comunali del 2014. Sin dal primo giorno (dopo averla combattuta in ogni modo e in ogni sede) essi hanno infatti accettato con riserva la formazione dell’alleanza fra Popolo della Libertà e Lega Nord.

Negli anni lo hanno dimostrato con prese di posizione continue: le dichiarazioni sconclusionate sui mercatini, il voto sulle multe contro la prostituzione (andando contro gli impegni del programma che loro stessi hanno firmato), l’elezione dell’attuale Vice Presidente del Consiglio Comunale (smentendo gli accordi presi con gli alleati e poi arrivando addirittura a negare le loro azioni), gli attacchi sulla Geseco, le riflessioni sul ruolo dei servizi sociali, le dichiarazioni pubbliche su presunti “favori” fatti ad alcuni lottizzanti che ancor oggi attendono una smentita. Ritengo che questo sia un elenco già abbastanza lungo per dover continuare.

C’è un bel brano del De Tranquillitate Animi senechiano che fa proprio al caso mio: «Se la sorte ti avrà allontanato da una posizione di primo piano nello Stato, resisti tuttavia e fa’ opera di sostegno con le grida e, se qualcuno ti avrà chiuso la bocca, resisti tuttavia e fa’ opera di sostegno col silenzio. Non è mai inutile l’opera di un buon cittadino: ascoltato e visto, col volto col cenno con la tacita determinazione e con la stessa andatura aiuta».

Non è mai inutile l’opera di un buon cittadino. Ma restando in Giunta, pur ridotto a far “opera di sostegno col silenzio” dopo i numerosi atteggiamenti che ho dovuto tollerare, insieme a Te e agli altri Assessori di buon senso, per portare avanti il programma e la parola data ai dalminesi, non potrei più, ormai, essere d’utilità alcuna alla nostra Città.

In questi anni ho assistito e vissuto una lotta estenuante e in crescendo che ha opposto gli interessi privati al bene della comunità, le invidie ai progetti concreti, i giochi di partito agli impegni presi con i cittadini, gli sgambetti di corrente alla compattezza della maggioranza, gli odi personali all’amore per la nostra Città. Ogni volta, a soffrirne è stata proprio Dalmine, e sappiamo bene, purtroppo, che quanto apparso sulla stampa non è che una parte di quanto abbiamo vissuto: un’opposizione interna alla maggioranza che dura ormai da quattro anni, perpetrata e sostenuta da quattro Consiglieri e un Assessore. Un’opposizione sterile che ho cercato di arginare per raggiungere gli obiettivi promessi ai nostri concittadini ma che oggi non sono più in grado di contenere.

Rammarica, tornando con la memoria al programma che i cittadini hanno scelto, vedere come Montevecchio, Greco, Zeggio, Colombo, Carrara si siano allontanati dallo spirito che ci ha guidati, uno spirito perfettamente sintetizzato nella parola d’ordine del programma 2009: semplicemente, più Dalmine.

Poiché prima dei personalismi e degli odi, dei propri interessi e degli interessi di quei pochi che ti hanno dato una preferenza, delle prese di posizione di partito e degli equilibri delle correnti partitiche provinciali, c’è una regola a cui nessuno di noi avrebbe mai dovuto derogare: viene prima Dalmine”.

Gianluca Iodice
cittadino di Dalmine

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