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Bergamo

Aggressione, Simone Moro: ecco come è andata

Di Redazione30 aprile 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
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Simone Moro racconta l’aggressione subita all’Everest

BERGAMO — Un misunderstanding, insomma non si sono capiti. E capita spesso ad alta quota. Sarebbe questa l’origine del diverbio, sfociato poi in una vera e propria aggressione a sassi, coltelli e pugni degli sherpa contro tre alpinisti occidentali al campo 2 dell’Everest, fra i quali anche Simone Moro.

Ecco come sono andati i fatti secondo il racconto che il celebre alpinista bergamasco ha fatto al blog della Gazzetta dello Sport: “Stavamo salendo a campo 3 per acclimatarci, quando mi sono accorto che gli sherpa stavano attrezzando la via, e ci siamo spostati” spiega Moro.

“So che mentre svolgono quel lavoro non vogliono estranei fra i piedi. Siamo quindi saliti slegati, lontano dalle corde fisse che loro stavano ancorando. Arrivati all’altezza di campo 3, abbiamo dovuto traversare per raggiungerlo e così li abbiamo per forza di cose incrociati. Erano in tre e hanno cominciato a insultarci. Con Ueli sono arrivati al contatto fisico. Lui per non cadere si è afferrato a uno di loro. Minacciandoci con le piccozze, hanno abbandonato il lavoro e sono scesi. Noi abbiamo finito di piazzare le corde fisse che loro avevano abbandonato: 260 metri”.

Il putiferio si è scatenato al ritorno degli alpinisti a campo 2. Qui hanno trovato una ventina di sherpa che li attendevano minacciosamente. Presto dalle parole si è passati ai fatti, a suon di botte e lanci di pietre. Moro sarebbe addirittura stato minacciato con un coltello, al grido di “vi ammazziamo”.

“Ci minacciavano – racconta ancora l’alpinista bergamasco – e ci dicevano che non dovevamo più farci vedere. Che avevamo un’ora per sparire se non volevamo essere lapidati. Ho preso calci anche quando ormai ero in ginocchio. Sono intervenuti altri alpinisti per fermarli e ci ha salvato una donna, abbracciandoci per impedire che ci colpissero ancora”.

La rissa è durata in tutto circa un’ora. Poi i tre alpinisti hanno deciso di scendere al più sicuro campo base. Ueli Steck ha riportato anche delle ferite. Il governo nepalese ha aperto un’inchiesta.

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