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Politica

Governo Letta: Napolitano teme trappola del Pd

Di Redazione26 aprile 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Enrico Letta

Enrico Letta

ROMA — Giorgio Napolitano mette in guardia il Pd. Secondo indiscrezioni, il presidente della Repubblica avrebbe fatto la voce grossa quella parte del centrosinistra che potrebbe mettersi di traverso e boicottare la nascita del governo di Enrico Letta, durante il passaggio parlamentare.

Già a alcuni giorni, numerosi esponenti di primo piano del Pd vanno professando l’impossibilità di un accordo con il Pdl per la formazione di un nuovo governo. Secondo indiscrezioni trapelate da Roma, il discorso di Napolitano sarebbe stato molto determinato. “O votate il governo Letta oppure sciolgo le Camere e si va a votare”: questo in estrema sintesi il messaggio che il presidente avrebbe mandato alla sinistra Demoratica.

Il timore dei franchi tiratori c’è tutto. Intanto, Enrico Letta ha avviato le consultazioni a Montecitorio, nel tentativo di dar vita quanto prima al governo. Una strada lastricata di ostacoli: a cominciare dalla decisione sul tipo di esecutivo da dare al paese: un misto di tecnici e politici.

Ma lo scoglio più grande in queste ore sembra quello dell’Imu. Il Pdl, per voce del capogruppo alla Camera Brunetta insiste che la tassa va cancellata, e l’Imu dello scorso anno restituita. E’ evidente che sulla restituzione della tassa sulla casa il Popolo della libertà si gioca la faccia.

Ieri Letta ha incontrato il Movimento 5 Stelle . Ha promesso “un governo snello e sobrio nella composizione che sia subito in grado di agire”. Con tre i grandi obiettivi politici e programmatici: “Dare una risposta alla grane emergenza economica e sociale, la riforma della politica e nuova Europa” ha aggiunto Letta.

Letta annuncia poi che il suo governo si occuperà da subito della riforma della politica “con tempi certi”. “In parte legherò la vita del governo al successo di questo obiettivo”. E cita: la riduzione parlamentari, il Senato delle regioni, l’abolizione delle province e la legge elettorale.

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