iscrizionenewslettergif
Politica

Berlusconi: ci vuole un nuovo decreto salva-Italia

Di Redazione26 aprile 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

ROMA — Otto proposte, magari contenute in un unico decreto, per far ripartire l’economia italiana. E’ quanto ha in mente Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl le ha rese note attraverso un’intervista pubblicata dal sito internet del partito.

“Deve essere una manovra che convince gli italiani che li stiamo portando fuori dalla spirale recessiva, che dia loro fiducia, che li spinga a tornare a spendere e a intraprendere”, spiega Berlusconi.

“Noi abbiamo presentato sei disegni di legge per il lavoro e per ridare slancio alle imprese. Possiamo fonderli in un unico provvedimento, una specie di decreto salva-Italia”, continua il Cavaliere.

Le otto proposte di Berlusconi sono:
1) l’abrogazione dell’Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attività agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012;
2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione;
3) il riconoscimento alle imprese – per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati – di una detrazione (sotto forma di credito d’imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonché l’esenzione, per questi ultimi, dall’Irpef sul salario percepito;
4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attività di impresa;
5) l’abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici;
6) le norme per la riforma del sistema fiscale;
7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri;
8) le disposizioni per la riforma della giustizia.

“Bisogna fare cose urgenti per l’economia – continua Berlusconi – E quelle che proponiamo sono state già discusse con le varie categorie: industriali, artigiani e gli altri. Poi, certo, ci sono anche i punti istituzionali: la giustizia e la riforma costituzionale, a partire dal semipresidenzialismo. La riforma elettorale e il rafforzamento dei poteri del premier che ora ha le mani legate, non può nemmeno cambiare un ministro”.

Quanto al governo di Enrico Letta, “non voglio nemmeno pensare all’ipotesi di un fallimento. Abbiamo bisogno di un governo che faccia. E subito. L’economia è in condizioni terribili. Non gestisco più direttamente aziende, ma sono pur sempre un imprenditore e sento le voci dei miei colleghi, vedo quello che sta succedendo nelle imprese. Sono in trincea, sono disperati. Leggete anche voi le notizie dei suicidi. Dobbiamo agire per rianimare l’economia”.

Pare che Letta stia lavorando a un compromesso sull’Imu: no alla restituzione della tassa già versata, ma sì alla cancellazione di quella di quest’anno, finanziando l’intervento con un’emissione di titoli di Stato decennali. Le pare accettabile? I suoi otto punti sono irrinunciabili?
Non dipenderà da una singola misura, ma dall’equilibrio complessivo degli interventi che verranno decisi.
Ma Alfano ieri sul programma ha usato toni abbastanza ultimativi che, a quanto pare, hanno provocato l’irritazione del presidente Napolitano che l’ha aspramente redarguito.
Quella di Alfano era una dichiarazione personale che ha fatto, e con buone ragioni, per reagire ad alcune frasi offensive nei nostri confronti pronunciate da esponenti della sinistra. Se ci dicono che siamo impresentabili, non possiamo non reagire con durezza.

Voi ipotizzate stimoli fiscali per un totale di oltre 30 miliardi di euro in più anni. Ma chi paga?
Ci sono alcuni interventi specifici di recupero e credo sia venuto il momento di tagliare davvero la spesa pubblica, la macchina dello Stato costa troppo. Ma si può anche pensare di andare dalla Ue e dire che, con l’economia in recessione, il ‘fiscal compact’ e il limite al 3% del deficit sul Pil non sono sostenibili. In Europa, dove fin qui si è spinto soprattutto sul rigore fiscale e nella quale è visibile una crisi di leadership, mi pare che questa consapevolezza stia crescendo.

Destra in lutto: è morto Teodoro Buontempo

Teodoro Buontempo ROMA -- E' morto all'età di 67 anni il presidente della Destra, Teodoro Buontempo. Per ...

Governo Letta: Napolitano teme trappola del Pd

Enrico Letta ROMA -- Giorgio Napolitano mette in guardia il Pd. Secondo indiscrezioni, il presidente della Repubblica ...