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Politica

Molteni (Pd): il partito è senza bussola

Di Redazione23 aprile 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Molteni (Pd): il partito è senza bussola
Erik Molteni segretario del Pd di Treviglio

TREVIGLIO — Riceviamo e pubblichiamo questo intervento da parte del segretario del Pd di Treviglio Erik Molteni, circa la difficile situazione che sta vivendo il partito in queste ore.

“Sono giorni particolarmente difficili e tormentati per il nostro Partito, e parlare di futuro può sembrare a molti un azzardo. Invece ritengo che sia proprio in questi passaggi difficili il momento per tirare fuori le unghie, rimboccarsi le maniche e lavorare per un PD migliore. Sì, perché già in tempi non sospetti avevo posto all’attenzione di iscritti e simpatizzanti le difficoltà a cui il partito sarebbe incorso, i cui eventi politici recenti non hanno fatto altro che accelerarne la crisi.

Un Partito in cui convivono oltre venti correnti politiche diverse, in alcuni casi parecchio eterogenee, e che difetta di regole certe e applicabili, incorrerà sempre in questi momenti di crisi politica, e non solo. Ora ci troviamo ad un crocevia fondamentale per il nostro futuro, dove occorrerà fare scelte vere, magari dolorose, ma sicuramente politiche. In primis è fondamentale individuare un indirizzo politico chiaro e univoco: al momento il PD non è socialdemocratico, ma nemmeno laburista, o socialista, né tanto meno di impronta liberale.

Il PD attuale è tutto, e il contrario di tutto. E questa è la principale critica che i cittadini ci pongono, a cui dobbiamo e non possiamo rimanere sordi. Spesso si è parlato di conquistare i voti dei delusi del centrodestra, dimenticandosi che milioni di operai, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori non votano più a sinistra da anni, forse perché non si identificano più in questa sinistra. Già, la parola sinistra che spesso nemmeno utilizziamo più, surrogandola al più political correct centrosinistra, che racchiude tutto e niente allo stesso tempo.

Il PD da troppo tempo non fa più politica nelle fabbriche, nelle strade e nelle piazze (non solo per le manifestazioni) tra la gente delusa dalla politica e da un Paese che versa in uno stato comatoso quasi irreversibile. Risulta spesso sconnesso con le esigenze di cittadini a cui la politica degli ultimi vent’anni, e con gravi responsabilità della Prima Repubblica, ha autenticamente rubato il futuro, senza possibilità di costruirsi un avvenire, costringendoci a navigare a vista e vivere alla giornata.

Quanto accaduto in questi giorni nel PD è emblematico: siamo al tutti contro tutti, si cerca di orientarsi senza bussola in una notte buia e tempestosa, che assume sempre più i contorni di un incubo terribilmente reale. E allora quali speranze per questo partito? Come detto sopra il primo passo è l’indirizzo politico da assumere. Poi diventano fondamentali le regole, per permettere al Partito di gestire le proprie funzioni, prendere le decisioni e farle rispettare. Gli iscritti devono tornare ad essere parte integrante del processo decisionale, nonché coloro che eleggeranno i cosiddetti gruppi dirigenti del partito, a qualsiasi livello. L’istituto delle primarie deve essere totalmente rivisto, per dare piena dignità alla struttura del Partito, ma al tempo stesso permettere alla base di potersi esprimere. Non ho parlato volutamente di nomi, perché questi sono in subordine a quanto sopra. E in questi giorni in tanti stanno commettendo l’errore di discutere e basare il rilancio del partito attorno ai nomi.

Errore più grossolano non potremmo commettere. Perché prima di tutto dobbiamo ragionare su quanto esposto sopra. A cominciare dall’immediato futuro, rappresentato dalla formazione del nuovo governo: il nostro Circolo è stato il primo nella provincia di Bergamo, seguito poi da molti altri, ad approvare all’unanimità un documento in cui si afferma un chiaro e deciso “no” ad un governissimo con il PDL di Silvio Berlusconi. Ciò significa, a scanso di equivoci, che non siamo assolutamente d’accordo affinché si formi un governo politico in cui esponenti del PD siedano e lavorino al fianco di esponenti del PDL.

Faccio mie le parole di Pippo Civati “…vorrei che quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra si levassero di torno, una volta per tutte. Che non è una rottamazione, ma una rivoluzione. Che non lo vorrei spacchettato in due o tre pezzi, ma che lo terrei unito, su basi diverse, persone diverse, parole diverse…”.

A questo aggiungo che lo spazio che la sinistra storica non ha saputo occupare attraverso l’esperienza del PD, lo ha occupato Grillo con il M5S, ma con il populismo e senza una ideologia portante che abbia radici nella storia e nella coscienza del Paese. Ora, dopo questo smacco del PD, la sinistra deve essere in grado di ricompattarsi attorno ai valori della democrazia e della Costituzione, per dare risposte vere al Paese. Io lavorerò per questo”.

Erik Molteni
Segretario PD Treviglio

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