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Poesie

“Via” di Ardengo Soffici

Di Redazione22 aprile 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Palazzeschi, eravamo tre,
Noi due e l’amica ironia,
A braccetto per quella via
Così nostra alle ventitré.

Il nome, chi lo ricorda?
Dalle parti di San Gervasio;
Silvio Pellico o Metastasio;
C’era sull’angolo in blu.

Mi ricordo però del resto:
L’ombra d’oro sulle facciate,
Qualche raggio nelle vetrate;
Agiatezza e onorabilità.

Tutto nuovo, le lastre azzurre
Del marciapiede annaffiato,
Le persiane verdi, il selciato,
I lampioni color caffè;

Giardinetti disinfettati,
Canarini ai secondi piani,
Droghieri, barbieri, ortolani,
Un signore che guardava in su;

Un altro seduto al balcone,
Calvo, che leggeva il giornale,
Tra i gerani del davanzale
Una bambinaia col bébé;

Un fiacchere fermo a una porta
Col fiaccheraio assopito,
Un can barbone fiorito
Di seta, che ci annusò;

Un sottotenente lucente,
Bello sulla bicicletta,
Monocolo e sigaretta,
Due preti, una vecchia, un lacchè.

– Che bella vita – dicesti –
Ammogliati, una decorazione,
Qui tra queste brave persone,
I modelli della città.

Che bella vita, fratello! –
E io sarei stato d’accordo;
Ma un organetto un po’ sordo
Si mise a cantare: Ohi Marì…

E fummo quattro oramai
A braccetto per quella via.
Peccato! La malinconia
S’era invitata da sé.

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