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Politica

Pdl Bergamo: la quiete prima della tempesta

Di Redazione15 aprile 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
angelo capelli pdl bergamo

Il segretario provinciale del Pdl di Bergamo Angelo Capelli

BERGAMO — Chi l’ha visto? Servirebbe una trasmissione della Sciarelli per individuare il Popolo della Libertà bergamasco dopo le elezioni. Nonostante i guai provocati dalla vicenda Treviglio (con la diatriba, peraltro non nuova, sul ruolo dell’assessore Pinuccia Prandina, dimissionaria da coordinatrice del partito nella Bassa), la segreteria provinciale non ha ancora battuto colpi significativi dopo la consultazione di febbraio.

Eppure, nonostante ufficialmente non si muova una foglia, qualcosa sta covando sotto la cenere. E fra Bergamo, Milano e Roma, i movimenti carsici e magmatici, che da sempre caratterizzano il Pdl, potrebbero scatenare un terremoto nel breve periodo.

Spieghiamo. Avevamo lasciato il Pdl in grossa difficoltà prima delle elezioni. Ci ha pensato Berlusconi, con una campagna elettorale davvero straordinaria, a risalire la china, dimostrando, una volta di più, che il partito è immagine e somiglianza del suo leader.

Dell’effetto trascinamento del Cavaliere hanno goduto un po’ tutti. A livello regionale la Lega di Maroni. A livello locale, la segreteria bergamasca del Pdl. Il coordinatore Angelo Capelli si è dato un gran da fare nel mese di febbraio. Ha battuto la provincia in lungo e in largo e, complice il vento in poppa berlusconiano, è riuscito a portare a casa un bel gruzzolo di voti personali, risultando il primo fra gli eletti pidiellini bergamaschi in Regione.

Le elezioni, tuttavia, non hanno risolto le questioni politiche che pesavano e pesano sulla segreteria fin da prima delle elezioni. A un mese e mezzo dal vittorioso 28 febbraio, i nodi ora stanno venendo al pettine. Nonostante il consenso in termini di voti, Capelli non è ancora riuscito a colmare il gap sul fronte più difficile e belligerante: quello del coordinamento provinciale.

Dentro l’organo di governo del Pdl bergamasco, il coordinatore ha visto scemare progressivamente il vantaggio numerico acquisito con il congresso. Dal febbraio del 2012, data della sua elezione, ha perso uno dopo l’altro tutti i pezzi da novanta della sua maggioranza. Negli ultimi giorni Capelli ha tentato il riaggancio con alcuni esponenti importanti, da Bonaldi a Stracuzzi. Ma il problema di fondo, oltre che numerico, è principalmente politico.

Sì perché la linea scelta da Capelli è sempre stata filo-formigoniana, con una forte critica al berlusconismo proprio nel momento in cui Berlusconi è tornato prepotentemente in auge. Fuori la costola degli ex An, finiti in Fratelli d’Italia, non è un mistero che dentro il Pdl fra le due anime – formigoniana (ciellina) e laica (o forzista) – non sia mai corso buon sangue. Ma in Regione, stavolta, i berluscones di Mario Mantovani hanno fatto il pieno, in pratica monopolizzando l’esecutivo. Mentre in Bergamasca sono riusciti a incassare anche un senatore: Enrico Piccinelli, oltre al deputato Gregorio Fontana.

I numeri dicono che il peso dei formigoniani in Regione è notevolmente calato. E di conseguenza anche le possibilità di manovra del segretario provinciale bergamasco si sono drasticamente ridotte. L’impressione netta è che, con Cl nell’angolo, il colpo di mano dei laici in via Frizzoni sia dietro l’angolo. Tanto che nella (ex) minoranza laica, uscita paradossalmente rafforzata dalle elezioni, sono in molti a pensare che presto o tardi arriverà il momento dello “showdown”.

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